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martedì 20 febbraio 2018

RIABILITAZIONE DEL TUMORE AL SENO

RIABILITAZIONE DEL TUMORE AL SENO

La presa in carico riabilitativa della donna operata al seno per tumore deve comprendere ogni fase, ovvero "il recupero della centralità del paziente, facendosi carico non solo degli aspetti fisici della malattia, ma anche di quelli psicologici relazionali e sociali.
La riabilitazione in oncologia assume un'importante connotazione sociale, in considerazione dell'aumentato numero dei lungosopravviventi e della cronicizzazione della malattia.
La fisioterapia oncologica, insieme a chirurgia, chemioterapia e radioterapia interviene in tutte le fasi dell'iter diagnostico/terapeutico e gli scopi della riabilitazione sono quindi la prevenzione e il trattamento degli esiti iatrogeni, il recupero delle funzioni lese, la riscoperta delle potenzialità residue, il mantenimento e miglioramento della qualità di vita, in qualunque fase della vita.
Dopo questa fase, abbiamo la fase dell follow-up.
Essa è una fase delicata, in cui la donna deve essere ancora accompagnata. E' il momento in cui la fase attiva delle cure è terminata, la donna si trova all'improvviso sola, smarrita, col carico di ansia e preoccupazione che la malattia lascia, non riesce più a vedersi "come prima", a tornare "come prima", e diviene facile preda di depressione.
E' una fase che può durare anni, e il lavoro si dovrà focalizzare sulla riscoperta delle potenzialità e sul miglioramento della qualità di vita.
La promozione dell'attività fisica, di tipo aerobico, è fortemente consigliata, insieme all'educazione a un corretto stile di vita e al supporto, con l'inserimento nella rete di solidarietà per il miglioramento della qualità di vita.
Il trattamento fisioterapico standard è in genere rivolto alla sola gestione del linfedema, ed è ancora presente il tabù che sia da evitare l'attività fisica intensa per evitare il rischio di linfedema. Viene spesso raccomandato ai pazienti di evitare sforzi fisici importanti o ripetitivi con l'arto omolaterale all'intervento.
Questo consiglio non trova nessun riscontro clinico, come possiamo leggere dai lavori di McKenzie del 1996 che dimostrò come l'esercizio ritmico, intenso che coinvolge tronco e arto superiore ha un ruolo importante nel contenimento dell'edema, nell'aumento dell'articolarità e del trofismo muscolare, con azione coadiuvante di pompa drenante. Diversi altri studi confermano questi dati: Clark B., 2005; Herd-Smith A, 2001; Ferrandez JC, 1996;.
L'esercizio fisico raccomandabile, in tutte le fasi, spazia dallo Yoga, al North Walking, fino alla sala pesi leggera e al bodyweight.

- Fabrizio Leone -
Fisioterapista, Personal Trainer, Docente NonSoloFitness

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domenica 7 gennaio 2018

CEFALEE ED EMICRANIE, DISTURBI DISABILITANTI

CEFALEE ED EMICRANIE, DISTURBI DISABILITANTI

L'emicrania è una sindrome neurovascolare invalidante che colpisce il 12-15% della popolazione globale; le donne sono particolarmente inclini a sviluppare la patologia.
Dolore al capo, sordo, pulsante, breve o duraturo, a volte accompagnato da nausea o vomito, fotofobia e fonofobia: gran parte delle persone hanno provato almeno una volta nella vita questi sintomi.
Il mal di testa è invece un problema disabilitante, molto più frequente di quanto si pensi. Soffrono di cefalea, cioè di ogni tipo di dolore alla testa, il 46% degli adulti, mentre l'11% viene colpito da emicrania, la più importante delle forme di algia al capo, caratterizzato da una durata tra le 4 e le 72 ore, e almeno due delle seguenti quattro caratteristiche: il dolore deve avere localizzazione unilaterale, deve essere di tipo pulsante, di intensità media o forte e aggravato da attività fisiche di routine come camminare o salire le scale. Risulta quindi evidente l'importanza di una consulenza fisioterapica per informarvi sul tipo di attività fisica potete o non potete svolgere, soprattutto se siete degli sportivi.
Sono 5 milioni gli italiani che soffrono di emicrania. Le donne sono le più colpite: il 18% rispetto al 9% degli uomini.
L'impatto sulla qualità della vita è rilevante: secondo uno studio multinazionale condotto su giovani donne con emicrania, il 71% non riesce a svolgere attività lavorativa o scolastica.
Con costi diretti per il Servizio sanitario nazionale di più di 2,5 milioni di euro, e indiretti di circa venti miliardi l'anno.
Uno studio condotto in Italia sull'uso di medicinali nei pazienti che chiedono l'assistenza dal farmacista per un attacco di cefalea ha evidenziato che, in generale, circa il 70% dei soggetti intervistati è emicranico certo o probabile. Inoltre circa il 50% dei pazienti entrati in farmacia per richiedere un medicinale per il mal di testa non è seguito da un medico. In quanto ai soggetti con emicrania diagnosticata, circa il 30% non è seguito da uno specialista e non ha percezione della malattia. Tale percentuale sale a circa il 70% quando si tratta di soggetti affetti da altre forme di mal di testa.
Per contrastare il dolore esistono numerosi rimedi, ma il consiglio da non scordare mai è quello di evitare il fai da te. Il medico di famiglia, il farmacista e il fisioterapista saranno in grado di indicare, a seconda delle esigenze del paziente, il farmaco più adatto. Se poi l'emicrania diventa cronica bisogna necessariamente rivolgersi a uno dei numerosi centri cefalee che si trovano negli ospedali italiani.
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- Fabrizio Leone -
Personal Trainer e Fisioterapista

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domenica 3 dicembre 2017

BURPEES ISTRUZIONI PER L USO E COME ADDOMESTICARLI TRAMITE IL RECUPERO PERFETTO

BURPEES ISTRUZIONI PER L'USO E COME ADDOMESTICARLI TRAMITE IL RECUPERO PERFETTO
Il burpees è l'esercizio funzionale a corpo libero preferito dagli americani. Sono stati inventati dal fisiologo americano Royal H. Burpee, che per la sua tesi è riuscito a creare un semplice test per valutare in modo rapido l’agilità, la coordinazione e la potenza dei soldati, negli anni ’30 .BU E' davvero un esercizio completo, un movimento estremamente dinamico e funzionale al tempo stesso:

    - funzionale perché abbina azione e funzione della catena estensoria dell'anca

    - pliometrico perchè il segnale di comando arriva al muscolo in una "finestra" brevissima di circa 100 ms

    - il burpees inoltre richiede un impegno cardio-vascolare e cardio-respiratorio davvero notevole

Per tale motivo negli Stati Uniti viene utilizzato come Test per valutare la forza resistente di un atleta.

    1) Sistematevi in posizione accosciata
    2) Accovacciati a rana
     3) Le dite delle mani sono a contatto con il terreno
     4) La schiena è diritta in posizione neutrale
     5)  Mantenendo l'appoggio sulle mani
    6) Estendente all'indietro le gambe ed il bacino con un   saltello
    7) Utilizzando la forza elastica tornate con un saltello alla posizione iniziale
    8) Ora saltate verso l'alto
    9) Applaudendo con le mani sopra la testa
    10)Atterrate e stabilizzate la posizione
    11)Tornate nuovamente ad accovacciarvi e ricominciate da capo.
Il Burpees è un ottimo esercizio da effettuarsi con il protocollo Tabata, in modo tale da entrare in forma, perdendo grasso come burro al sole.
LE 6 REGOLE DEL RECUPERO PERFETTO DOPO I BURPEES
1)DORMI BENE E RILASSATI: Per trarre tutti i vantaggi possibili dall'allenamento devi avere buone abitudini, a partire dal sonno e dal riposo in generale.Se non puoi dormire 8 ore a notte, impara a fare qualche sonnellino durante il giorno. Attento però a non dormire mai dopo la metà del pomeriggio perchè rischieresti di rovinarti la nottata. L'ideale è un riposo di 20 minuti. Per liberarti dallo stress termina i workout con 5 minuti di esercizi di respirazione profonda steso sulla schiena.
2) MANGIA TANTE PROTEINE E BEVI TANTA ACQUA: Le proteine sono fondamentali per una dieta equilibrata. Dovresti ingerirne quotidianamente da 1 a 1,4 grammi per ogni chilo di peso corporeo. Per quanto riguarda l'idratazione c'è un modo semplice per capire se bevi abbastanza ovvero quello del colore delle urine. Più le urine sono chiare e incolore e più significa che sei idratato.
3) LASCIA ABBASTANZA TEMPO TRA UN WORKOUT E IL SUCCESSIVO: La regola vuole che si aspetti almeno 48 ore per allenare di nuovo lo stesso muscolo. Il che va bene per esercizi che coinvolgono muscoli singoli come il curl. Ma se fai workout che coinvolgono più muscoli come la panca orizzontale potresti aver bisogno di più tempo, fino a 4 giorni, lo suggerisce una ricerca pubblicata sull'International Journal of Exercise Science. Quindi se hai allenato i pettorali facendo poche ripetizioni di sollevamento pesi con tanti chili il lunedì puta a fare tante ripetizioni con pochi pesi alla fine della settimana.
4) LASCIA ABBASTANZA TEMPO TRA UNA SERIE E L'ALTRA: La maggior parte degli allenatori consiglia da 3 a 5 minuti di riposo tra una serie e la successiva se l'obiettivo è sviluppare la forza e 60 secondi se l'obiettivo è sviluppare i muscoli. Uno studio pubblicato di recente sul Journal of Strenght and Conditioning ha paragonato gli intervalli di riposo di 1 minuto e 3 minuti scoprendo che gli intervalli più lunghi, in un programma di 8 settimane, sono l'ideale sia per la forza sia per i muscoli. Quindi allunga il tempo di recupero e fai più ripetizioni per ogni serie.
5) FAI STRETCHING: Una volta si pensava che fare stretching prima di allenarsi rallentasse e indebolisse l'allenamento. Ma oggi le cose sono cambiate: lo stretching è fondamentale per prepararsi al workout. Bisogna concentrarsi soprattutto sulle aree che si accorciano quando sei seduto: quadricipiti, tendini, flessori dell'anca, petto e bicipiti. Tieni ogni posizione di allungamento per il tempo necessario a fare cinque respiri profondi, ovvero 20-30 secondi. Oltre allo stretching usa anche il foam roller prima del workout.
6) FAI UN RIPOSO ATTIVO QUANDO NON TI ALLENI: Gli studi dimostrano che il riposo attivo nei giorni in cui non ti alleni (una camminata di 45 minuti, per esempio) riduce il gonfiore dei muscoli. Ma non è solo per questo che è consigliato. Il vero motivo per camminare o fare yoga è che i movimenti fluidi coinvolti in queste attività ripuliscono gli arti dagli scarti metabolici. E' un modo naturale di disintossicarsi, non solo a livello fisico ma anche emotivo.

- Fabrizio Leone -
Personal Trainer e Fisioterapista

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domenica 12 novembre 2017

PROCEDURE DI VALUTAZIONE CLINICA PER LE PATOLOGIE DI SPALLA

PROCEDURE DI VALUTAZIONE CLINICA PER LE PATOLOGIE DI SPALLA

Il dolore di spalla è una condizione molto frequente ed invalidante sia nella popolazione generale che in quella sportiva. Le procedure di valutazione clinica comunemente usate nella diagnosi fisioterapica delle problematiche di spalla, infatti, si sono orientate in questo senso: si è cercato, per lo più mediante posizionamenti e movimenti attivi contro resistenza, di comprimere, elongare o stressare una struttura per valutarne il suo coinvolgimento attivo nel dolore del paziente. In realtà la letteratura ci dice con sempre più forza che non funziona così!
I diversi test che si utilizzano non sono assolutamente specifici (non ci danno la possibilità di studiare, testare, "mettere in crisi" una sola struttura target senza andare a contattare una struttura adiacente), nè validi in generale (non danno la possibilità di fare ciò che si propongono di fare: sono dei test strutturali che hanno l'obiettivo di avere ragione della causa di un dolore, condizione complessa e ben lontana, dalla mera nocicezione).
Numerosi studi infatti hanno concluso che, anche se i tanti test di cui ci serviamo hanno un'alta capacità di riprodurre il sintomo, hanno di contro una bassissima specificità nel discriminare una struttura come "pain generator". Infatti la causa esatta del dolore di spalla è spesso non definibile con certezza, in parte per la presenza di numerose strutture potenzialmente coinvolte nell'esacerbazione del dolore del paziente, in parte per una incompleta conoscenza delle basi neuroanatomiche e biochimiche del fenomeno.
Indagini come ecografie, Rx o RMN hanno dimostrato patologie strutturali di CR anche in soggetti completamente asintomatici. Recenti studi hanno dimostrato che RMN, RMN con mezzo di contrasto ed ecografia, sono tutti buoni strumenti per diagnosticare una lesione di cuffia in pazienti a cui è stata consigliata la chirurgia. Tuttavia l'abilità diagnostica di US e RMN diminuisce al diminuire della grandezza della dimensione della lesione e questo tipo di esami non offre certezza diagnostica.
Secondo le linee guida di Diercks e colleghi, la diagnostica per immagini sarebbe addirittura sconsigliabile prima di 6 settimane dall'esordio dei sintomi, proprio perché la lesione che sarebbe probabilmente evidenziata non è direttamente correlata al dolore del paziente e potrebbe condizionare negativamente l'outcome di un percorso riabilitativo pain-centred. Il dolore in soggetti sintomatici, infatti, non sembra proporzionale all'entità della lesione, bensì solo a fattori che poco hanno a che fare con alterazioni di segnale alle bioimmagini (età, sesso, scolarità e comorbilità del paziente).
Il mondo della ricerca scientifica si sta orientando sempre di più verso un'ottica neurofisiologica nella valutazione clinica della spalla dando al SNC il posto che merita; si propende verso un inquadramento diagnostico basato sull'impairment, sul gap funzionale piuttosto che incentrato sulla struttura anatomica.
Il trattamento fisioterapico deve essere fondato sui sintomi chiavi dell'esame fisico e non sulla teoria di una patologia strutturale. L'esercizio è e deve essere l'approccio primario per il paziente con il dolore di spalla e la rivalutazione deve essere eseguita di continuo per certificare che il miglioramento sia correttamente indirizzato alle caratteristiche cliniche del paziente. La centralità dell'esercizio attivo riporta il fisioterapista ad una dimensione di responsabilità nel percorso di cura, superiore a quello di semplice "mobilizzatore passivo". Sebbene ancora oggi la chirurgia di spalla sia massivamente esercitata, è crescente il pool di letteratura scientifica a sostegno  di una assoluta non superiorità degli interventi di cruenti rispetto all'intervento fisioterapico nel management della problematica da conflitto di spalla. La fisioterapia, fondando il suo approccio sul modello bio-psico-sociale e investendo tantissimo su comunicazione ed educazione del paziente, propende sempre più alla responsabilizzazione di quest'ultimo, sino ad arrivare a volte al self managing del trattamento riabilitativo.

lunedì 16 ottobre 2017

QUAL' E' LA VERA FORZA?


Per ogni individuo la relazione con il "se" è importante. Rispettare se stessi richiede il coraggio per dire immediatamente cosa è giusto e cosa è errato, e richiede anche la forza per evitare che queste cose accadano.
Per quanto possiate desiderare di aiutare gente in difficoltà, se voi stessi siete deboli allora non potrete aiutare nessun altro. Per divenire forti, non solo avete bisogno di rinvigorire il vostro corpo, ma anche di promuovere uno spirito indomabile, che non indietreggia nè crolla di fronte a qualsivoglia avversità. Possedere la vera forza significa aver stabilito un sè affidabile. Lo Shorinji Kempo, come altre arti marziali, si prefigge di raggiungere tale vera forza.
LE TECNICHE FISICHE SONO SOLO UN MEZZO
Lo scopo della pratica dello Shorinji Kempo è divenire una persona che è fisicamente e spiritualmente forte, questo non deve essere dimenticato e non bisogna soffermarsi solamente alla competizione o ad essere tecnicamente abile o fisicamente forte, nè essere ossessionato dal primeggiare sconfiggendo gli avversari. Se sconfiggere gli avversari fosse l'unico nostro obbiettivo, non si avrebbe bisogno di un metodo di difesa a mani nude o acquisire un'abilità nel combattimento; sarebbe più logico e più facile usare qualche genere di arma.
BISOGNA SEMPRE PENSARE DI NON AVER PERSO, MA NEMMENO VINTO
Supponiamo per un attimo che un opponente ti abbia superato, ma sei rimasto in vita. Se pensi che questa non è stata una sconfitta, o meglio non ti senti sconfitto, essa non è una vera sconfitta. Nel corso della vita ogni individuo commette degli errori o si subiscono sconfitte, ma la qualità dell'essere umano è determinata dal commettere o non commettere errori. Ma se si ha un atteggiamento di sconfitta dopo aver commesso un errore, allora sarà una vera sconfitta! Per continuare a vivere degnamente bisogna acquisire un incrollabile senso realistico di fiducia in se stessi.
BISOGNA ESSERE SEMPRE CAPACI DI CONTARE SU SE STESSI
Ad ogni persona è concessa una sola occasione di vita su questa Terra, bisogna che essa sia trattata con cura. Questo valore viene maturato avendo coraggio nell'agire, prendendosi delle responsabilità nel capire quando si manifestano delle ingiustizie avendo la forza di porvi rimedio; questo comporta iniziativa, forte convinzione nelle proprie potenzialità ed una fiducia ben fondata. La vera forza è intesa come il possesso di una fiducia incondizionata e coraggio, qualità che non possono essere acquistate con il denaro e neanche nessuna autorità può conferirle.

- Fabrizio Leone -
Personal Trainer e Fisioterapista

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martedì 23 maggio 2017

FEBBRE E COME GESTIRLA

Quando comincia a manifestarsi con i primi brividi e la temperatura che sale, si è subito colti da pensieri negativi e si finisce per trascurare i due motivi principali per cui l'innalzamento della temperatura non è sempre da considerarsi un evento dannoso.
Prima di tutto non andrebbe vista come una malattia, ma bensì come un sintomo. In altre parole, possiamo considerarla il campanello d'allarme. In secondo luogo, a di spetto di quello che può comportare (brividi di freddo e innalzamento della temperatura in primis, oltre a malessere generale, una marcata sensazione di stanchezza, cefalea, dolore ai muscoli e alle articolazioni) è un prezioso alleato della nostra salute, in quanto serve ad attivare le difese immunitarie, consentendo all'organismo di impedire a virus e batteri di metterci KO.
Proprio il meccanismo di autodifesa della febbre, infatti, consente al nostro corpo di eliminare con facilità le tossine tramite la sudorazione. Contrastare la febbre non appena il termometro segnala un innalzamento anche minimo, non è generalmente consigliato, anche perchè nella maggior parte dei casi non costituisce un'emergenza e in assenza di altri sintomi preoccupanti che richiederebbero un consulto medico, può essere tenuta sotto controllo facilmente.
Tendenzialmente si può considerare una temperatura ascellare di circa 37 gradi centigradi normale quando viene misurata con termometro.
CAUSE PIU' COMUNI
Durante la brutta stagione, nella stragrande maggioranza dei casi, la febbre è una conseguenza del raffreddamento che espone a infezioni virali o batteriche. Ecco allora che la troviamo pressochè immancabile in caso di influenza e tonsilliti acute, mentre non sempre è presente e comunque si mantiene relativamente bassa nei malanni pseudo-influenzali, oltre che nelle faringiti, bronchiti e polmoniti. Altri principali casi che potrebbero indurre all'aumento della temperatura corporea sono le infezioni microbiche, le malattie infiammatorie croniche, le lesioni dei tessuti, le intossicazioni alimentari.
IL TROPPO ALLENAMENTO
Uno sforzo eccessivo può avere come conseguenza una sorta di febbriciattola (attorno ai 37 gradi e mezzo) che perdura anche diverse ore dopo l'attività fisica.
Non resta, quindi, che mettersi a riposo per una settimana almeno, dopodichè sarà il caso di tenere ritmi di lavoro decisamente  più bassi in palestra o sul campo sportivo.
LA SCELTA DEL FARMACO
Il paracetamolo è il principio attivo utilizzato da più tempo ed è sicuramente quello di elezione nella gestione della febbre. Possiede infatti un ottimo effetto antipiretico ed è efficace  anche come analgesico risultando quindi il farmaco di elezione in caso di febbre.
Tra le varie tipologie di assunzione viene sicuramente privilegiata quella ad uso orale per il maggior assorbimento nel sangue del principio attivo.
Ricordiamo inoltre che assieme alla terapia farmacologica va sempre associato il riposo e l'assunzione di liquidi per compensare l'eccesso di sudorazione.
Ecco quindi che ritorna indispensabile la figura di un professionista che vi segui anche durante gli allenamenti più intensi onde evitare spiacevoli conseguenze come abbiamo visto in precedenza con la febbre da sovrallenamento.

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domenica 21 maggio 2017

IL TAPING DRENANTE E PROPRIOCETTIVO

Il taping drenante e propriocettivo è stato inventato dal chiropratico Giapponese DR KENZO KASE nel 1973, che ha cercato di assistere il corpo attraverso il processo di guarigione naturale del tessuto traumatizzato. Nel 1998 questa metodica arriva anche in Italia.
È una tecnica basata sul processo di guarigione naturale e sviluppa la sua efficacia attraverso l’attivazione dei sistemi neurologico e circolatorio. La metodica ha un filo diretto con la scienza tapinglogica ed è per questo motivo che si usa il termine “taping”. Ai muscoli non viene attribuito solo il compito di muovere il corpo, ma anche il controllo della circolazione dei fluidi venosi e linfatici, della temperatura corporea.
I muscoli sollecitati e contratti eccessivamente si infiammano. Quando un muscolo è “edematoso”, lo spazio tra la pelle e il muscolo è ridotto, “compresso”, limita il flusso del fluido linfatico e applica una pressione sui recettori del dolore sotto la pelle. Questo causa “segnali di disagio” che provocano il dolore e di conseguenza la riduzione del movimento.
L’infiammazione rappresenta la risposta naturale , all’inizio dell’intero percorso di guarigione, infatti negli stadi precoci l’ attività metabolica aumenta in maniera significativa e si generano nuovi vasi. è cosi’ essenziale in fase iniziale l’applicazione di metodi che stimolino la circolazione sanguigna e linfatica
.
VANTAGGI DEL TAPING DRENANTE E PROPRIOCETTIVO:

1) SOSTEGNO SUL MUSCOLO DEFICITARIO
2) RIDUZIONE DEL PROCESSO FLOGISTICO BLOCCANDO IL RILASCIO ISTAMINICO
3) RIDUZIONE DEL DOLORE
4) AUMENTO DEL ROM
5) PROCESSO DI PREVENZIONE RIDUCENDO IL RISCHIO DI INFORTUNI
6) STABILIZZAZIONE ARTICOLARE ( Tecniche corretive)
7) RIMANE ATTIVO ANCHE SOTTO L'AZIONE DELLA CONTRAZIONE MUSCOLARE
8) CARICO, SUDORAZIONE ED AGENTI ESTERNI NON NE VARIANO L'EFFETTO
9) 10 MINUTI DOPO L'APPLICAZIONE IL PAZIENTE NON NE AVVERTIRA' L'EFFETTO
10) PERSONALIZZAZIONE DEL TIPO DI TAPING.

CONTROINDICAZIONI AL TRATTAMENTO CON TAPING:

MUSCOLARI :
- Distrazioni di III grado con completa rottura del ventre muscolare
- Estese miositi
- Ematomi muscolari con stravaso ematico arterioso

CAPSULE, TENDINI E LEGAMENTI :
- Distrazioni connettivali di III grado con rotture legamentose e capsulari
-Distrazioni connettivali di III grado con rotture legamentose, capsulari ed ossee
- Distrazioni connettivali di III grado con rotture legamentose, capsulari e tendinee
- Lussazioni non ridotte

OSSA :
Fratture

VASI :
- Vascolupatie artiose
- Vene varicose e varici

EPIDERMIDE
- allergie

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lunedì 24 aprile 2017

GLUCOSAMINA E OSTEOARTROSI

GLUCOSAMINA E OSTEOARTROSI

La glucosamina spesso viene prescritta insieme alla condroitina negli integratori (non medicinali) per trattare l'osteoartrosi.
Si tratta di una patologia cronica che colpisce soprattutto le donne dopo i 55 anni e che comporta usura nel tempo della cartilagine liscia che ricopre le estremità delle ossa. In questo modo le articolazioni non riescono più a scorrere su se stesse per via della superficie sfilacciata che si viene a creare. Il tutto è accompagnato da dolore al movimento.
I principali componenti della cartilagine articolare sono i glucosaminoglicani, lipidi che l'organismo sintetizza, partendo da importanti precursori. Uno di questi è proprio la glucosamina che troviamo in natura negli ESOSCHELETRI DEI CROSTACEI e nelle PARETI CELLULARI DEI FUNGHI e che viene correntemente sintetizzata a livello industriale dagli anni 40.
E' certamente ben tollerata se assunta per monodosi anche a digiuno, e può raggiungere una quantità massima di 1500 milligrammi, ossia di un grammo e mezzo. Può essere assunta compresse, in bustine da sciogliere in acqua, oppure in capsule.
Gli effetti di un trattamento prolungato con il farmaco necessitano di qualche mese di somministrazione per apprezzarne il reale beneficio.
La glucosamina non è una molecola miracolosa. Non riduce con potenza il fastidio come se fosse un antidolorifico (che a lungo può dare dipendenza), perchè più che sedare mira a ricostruire e contenere un danno che a volte può essere ingente in partenza.
Un recupero totale della cartilagine è difficile da ottenre ma già con la sola integrazione si riesce a migliorare la soglia del fastidio e a convivere con la patologia in maniera meno dolorosa.
Ovviamente è sempre bene ricordare che oltre al trattamento con integratori si deve aggiungere il trattamneto fisioterapico in fase acuta e quello rieducativo in fase sub acuta.
Rivolgersi a professionisti del settore risulta sempre la scelta migliore se vogliamo uscirne sani e senza spese eccessive.

- Fabrizio Leone-

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domenica 16 aprile 2017

TRATTAMENTO DEI TRIGGER POINTS

TRATTAMENTO DEI TRIGGER POINTS

Quasi tutti gli individui adulti hanno vissuto l'esperienza di
uno o più brevi episodi di dolore muscoloscheletrico,
ricorrente o cronico, associato a trauma o sovraccarico.
La frequenza di molte tipologie specifiche di dolore
muscoloscheletrico variano con il sesso e l'età e i fattori di rischio possono essere la  presenza di malattie degenerative, l'uso o non uso delle strutture muscoloscheletriche, i fattori
psicologici e i fattori genetici, infine le disabilità.
La Sindrome miofasciale (MPS) è una condizione dolorosa muscoloscheletrica caratterizzata da dolore locale e riferito, descritto come sordo e profondo, spesso determinato dalla presenza di TRIGGER POINTS MIOFASCIALI in una qualsiasi
sede corpoprea.
Diversi studi hanno dimostrato che i TrPs si associano spesso a numerose altre condizioni dolorose come emicrania, cervicalgia, dolore alla spalla, epicondilite, mal di schiena, colpo di frusta, sindrome del tunnel carpale, disfunzioni
ATM.
I TRIGGER POINTS sono definiti come “spots”, aree localizzate, palpabili, di dimensioni variabili, altamente irritabili all'interno dei muscoli, associate a bande tese (taut band).
Il muscolo in cui sono presenti i TrPs non è interamente
“duro”, “contratto” o dolente, la dolorabilità è limitata all'area della banda tesa.
I TrPs sono dolorosi alla compressione e possono produrre dolore locale e riferito (lontano dal punto di palpazione), possono essere associati a fenomeni autonomici tipo sudorazione localizzata, attività pilomotoria.

Il trattamento dei Trigger Points elimina questi dolori muscolari restituendo una qualità di vita equilibrata. Solo personale competente come il fisioterapista può trattare con successo questi punti di pressione, per questo motivo è buona norma affidarsi sempre a persone qualificate e professionali.

Il Physio Trainer è un certificato di garanzia e qualità nella prevenzione e riabilitazione da questo tipo di patologie, ed è specializzato nel trattamento dei trigger points.

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- FABRIZIO LEONE -

domenica 9 aprile 2017

IL BABY KIWI CON TANTA VITAMINA C E POCHE CALORIE

IL BABY KIWI CON TANTA VITAMINA C E POCHE CALORIE

Si tratta di piccoli kiwi (nominati Nergi) molto salutari e poco calorici, con appena 52 kcal per 100 gr di frutta. Ricco di vitamine, sali minerali e fibre, rientra nella categoria dei "superfrutti" per la sua alta concentrazione di vitamina C, principale alleata del sistema immunitario. Infatti, 100 grammi di questo piccolo kiwi corrispondono a circa 10 frutti.
Il mini kiwi racchiude anche una buona quantità di vitamina E(5,28mg/100gr). Questa vitamina, di solito contenuta negli oli vegetali, rientra nella famiglia degli antiossidanti, utili per contrastare il processo di invecchiamento cellulare. Grazie al suo alto contenuto di fibre (3,6mg/100gr), è un ottimo alimento per stimolare anche gli intestini più pigri. Le sue fibre prevengono inoltre anche le malattie cardiovascolari, il diabete di tipo 2 e i tumori dell'apparato digerente. Ricco anche il suo contenuto di minerali: 100 gr di questo frutto forniscono ben 19,4 mg di magnesio, minerale che previene i crampi ed è un potente antistress. E' un ottimo coadiuvante per combattere le sindromi da stress ed ipeeccitabilità. Inoltre previene l'osteoporosi. Vanta anche un buon contenuto di calcio (45,9mg/100gr), essenziale per la crescita ed il rafforzamento del tessuto osseo, e di fosforo (29,4mg/100gr) necessario per promuovere l'assorbimento di calcio nelle ossa. Infine ricordiamo che per il suo basso contenuto calorico, può essere consumato anche da persone con problemi di peso.

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lunedì 27 marzo 2017

I TRE INSEGNAMENTI DI KEN: SHU,HA,RI

I TRE INSEGNAMENTI DI KEN: SHU, HA, RI

Nell'ambito dell'apprendimento, il fenomeno noto come kaku significa "la destinazione del viaggio, raggiungere la fine".

SHU significa arrivare al kaku del maestro. L'obiettivo è quello di arrivare al kaku della forma del maestro, seguendo con attenzione il suo insegnamento, studiando il suo esempio senza tirare fuori uno stile personale spinti dal proprio ego personale.

HA riguarda l'adattamento del kaku del maestro. Dopo essersi esercitati ripetutamente e dopo aver raggiunto con successo il kaku del maestro, come parte di se stessi, a questo punto si possono aggiungere le proprie caratteristiche ed adattare il kaku per farlo diventare la propria arte.

RI è andare oltre il kaku del maestro per crearne uno proprio. Fino a quando il proprio approccio è coerente con lo scopo della tecnica, non appare nè forzato nè dispendioso e non provoca la perdita dell'equilibrio, si può trascendere dal kaku del maestro e realizzare liberamente i propri particolari tocchi creativi.
Il principio fondamentale che si applica a tutti e tre gli stadi è conforme a HO, o legge (principi fondamentali della natura, la via dell'umanità). Se bbene si parli di RI, o libera risoluzione, se qualcosa manca nell'acquisire questo principio generale, allora ci si allontana dal suo percorso.

Nell'allenamento, ci sono delle differenze nel modo in cui l'istruttore e gli anziani insegnano e spesso ciò può creare confusione. Anche per la medesima tecnica, differenze nel livello di addestramento della persona,conformazione del corpo e altre caratteristiche fisiche, implicano che i punti enfatizzati nell'insegnare la tecnica saranno differenti. Il vostro compito principale è di eseguire l'insegnamento con rigore e lavorare imitando la tecnica esattamente. Ogni movimento ha il suo scopo e il suo significato, bisogna cercare di eliminare sforzi ed eccessi per ottenere il massimo risultato con il minimo impegno. Nel fare ciò e nell'afferrare i principi, si generano i requisiti per raggiungere efficacemente HA e RI.

- Dal Tokuon di Shorinji Kempo -

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sabato 18 marzo 2017

DIABETE COME PREVENIRLO E TENERLO SOTTO CONTROLLO

DIABETE COME PREVENIRLO E TENERLO SOTTO CONTROLLO

I diabetici costituiscono oltre il 5% della popolazione italiana, ovvero tre milioni di persone. Ogni anno si contano circa 200.000 nuovi casi, un trend senza pari in nessun campo.
L'importanza e l'aumento esponenziale della patologia diabetica hanno ovviamente acceso l'attenzione degli studiosi, in campo medico quanto in quello economico, portando alla TEORIA DELLE 3 P. Infatti il diabete si potrà affrontare efficacemente tramite la PREDIZIONE, PREVENZIONE, PERSONALIZZAZIONE.
La prima si traduce in uno screening su tutta la popolazione.
L'evoluzione della patologia è tale che lascia supporre che i classici fattori di rischio come ereditarietà e alimentazione non siano più sufficienti a individuare i soggetti papabili all'iperglicemia e quindi, come l'ipertensione, siamo tutti da controllare.
Il secondo step, la prevenzione, si prenderà cura dei soggetti scremati nel passaggio precedente, concludendo con la personalizzazione della terapia. Quest'ultima passerà necessariamente attraverso un accurato e costante autocontrollo della glicemia nel paziente diabetico.
Ricordiamo infine che il ruolo svolto dall'attività fisica nel paziente diabetico è fondamentale e simile a quello di un farmaco. Per questo motivo andrà dosato nei tempi e nelle quantità corrette, e per fare ciò è indispensabile l'accompagnamento e la supervisione di un professionista del settore come ad esempio un personal trainer laureato anche nelle professioni sanitarie.

- Fabrizio Leone -

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venerdì 24 febbraio 2017

PESI E MEMORIA MIGLIORE

Per migliorare la memoria a lungo termine bastano 20 minuti di sollevamento pesi. Astabilirlo è uno studio pubblicato su Acta Psychologica da un gruppo di ricercatori del Georgia Institute of Technology, secondo cui per sfruttare i benefici dell'attività fisica in termini di capacità memoniche non è necessario essere atleti in grado di correre per lunghe distanze perchè anche svolgendo un lavoro con esercizi di resistenza, dal sollevamento pesi ai piegamenti sulle ginocchia, si possono ottenere buoni risultati. In particolare, questo nuovo studio ha messo in evidenza un miglioramento del 10% della memoria a lungo termine dei partecipanti che dopo essersi impegnati a memorizzare delle immagini si sono allenati su una macchina per il sollevamento di pesi con le gambe. E' stato quindi rilevato un aumento dei livelli di alfa-amilasi, un marcatore della presenza di una molecola nota per il suo legame con lo stress, la noradrenalina. Ciò suggerisce, come altri studi condotti in passato, che gli stress muscolari acuti possano contribuire a migliorare la memoria.

- Fabrizio Leone -

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sabato 18 febbraio 2017

KUMITE SHUTAI

Una delle sei caratteristiche dello Shorinji Kempo e' il KUMITE SHUTAI ovvero l'allenamento in coppia. Questa caratteristica ci insegna ad educare uno spirito di cooperazione, un modo come associarsi con l obbiettivo di divenire forti insieme, con amicizia e dedizione, facendo si che si alternino le fasi di attacco con quelle di difesa durante un allenamento. In questo modo si subiscono e si applicano le tecniche dello Shorinji Kempo in maniera reciproca.
Tutto questo dovrebbe ricondurci all importanza che nella vita ricopre il ruolo della cooperazione. Infatti solo aiutandosi a vicenda si raggiungono le piu' alte vette della saggezza. Si cresce dopo che si e' fatti crescere i compagni. Chi si tiene tutto per se e non condivide, vivra''in un mondo asettico dove non c'e' esperienza di crescita.
Se volete provare cosa significa KUMITE SHUTAI allora venite a trovarci in uno dei nostri Branch che potete trovare sul sito della Federazione Italiana Shorinji Kempo (FISK) e mettetevi alla prova perche' soltanto sfidando voi stessi crescerete.

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sabato 11 febbraio 2017

K2 LA VITAMINA DEL BENESSERE

Lo dicono  ricercatori, scienziati e nutrizionisti: è una delle vitamine più utili alla salute. Alcune prelibatezze che ne sono ricche sarebbero i formaggi, tuorli d'uovo e panini imburrati.
Questa vitamina viene prodotta dai batteri intestinali e, purtroppo, assorbita con difficoltà, tiene alla larga rughe, pelle rilassata, fragilità ossea, carie ai denti, vene varicose e patologie cardiache. Inoltre è la vera protagonista di quello che i medici hanno definito "il paradosso del calcio" poichè una eccessiva calcificazione delle pareti arteriose va di pari passo non solo con i rischi cardiovascolari, di Alzheimer e ictus, ma anche con la tanto temuta penuria di calcio nello scheletro. La K2 gioca un ruolo fondamentale nella densità ossea, indirizzando il calcio in maniera fisiologica e togliendolo dai punti dove può essere pericoloso, interagendo con la vitamina A e D.
La vitamina K2 si può trovare anche nel briè, ricotta, manzo e pollo.

- Fabrzio Leone -

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domenica 29 gennaio 2017

SHORINJI KEMPO E LA FILOSOFIA DEL GO JU ITTAI


La filosofia orientale è piena di esempi sul go ju ittai, basti pensare allo yin e yang, bene e male, luce e oscurità.
Go ju ittai rappresenta due poli opposti che nel caso specifico vengono espressi dal Goho (metodo duro) e dal Juho (metodo morbido). Il primo comprende pugni, calci, colpi di taglio, schivate, spostamenti, deviazioni e parate. Il secondo invece comprende difese, svincoli, torsioni articolari. Anche se goho e juho possiedono dei propri elementi, essi si completano e rinforzano reciprocamente per divenire ancora più efficaci, in questo modo nasce il GO JU ITTAI DELLE TECNICHE.
Non bisogna dimenticare inoltre che vi sono elementi di juho all'interno del goho ed elementi del goho all'interno del juho, che chiamiamo GOJU ITTAI DELLE APPLICAZIONI.

Nella vita, ovunque ci giriamo troviamo go ju ittai, in ogni singola nostra azione o in quella degli altri. Perchè non esiste l'assoluto ma solo la relatività della realtà in cui viviamo. Questa relatività può essere compresa solamente se prima ci poniamo dalla parte dura della realtà e poi da quella morbida. Solo così avremo un quadro definitivo della situazione.
 Quindi amici non dimenticate mai il go ju ittai della vita e prima di prendere una qualunque decisione osservate il mondo da entrambe le parti.

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- Fabrizio Leone -

sabato 21 gennaio 2017

IL DIGIUNO INTERMITTENTE

E' una dieta che alterna fasi di digiuno lunghe dalle 16 alle 36 ore a fasi di alimentazione. Sono varie le tipologie di digiuno intermittente:
- GIORNO DI DIGIUNO ALTERNATI (ADF): 36 ore di digiuno e 12 ore di alimentazione;
- EAT STOP EAT: 24 ore di digiuno, una o due volte alla settimana;
LEANGAINS: 16 ore di digiuno e 8 ore di alimentazione;
Questo tipo di digiuno si basa su un periodo di alimentazione di 8 ore, seguito da 16 ore di digiuno. In questo approccio, si consiglia di seguire una dieta che è ad alto contenuto di proteine e di mangiare la maggior parte delle calorie durante la fase post allenamento;
- WARRIOR DIET: 20 ore di sotto alimentazione, alternate a 4 in cui vengono assunte la maggior parte delle calorie.
Le credenze popolari dicono che mangiare tanto la sera, specie i carboidrati, faccia ingrassare, ciò non dipende tanto dal fatto di mangiare la sera, ma dallo stile di vita, così come testimoniano tanti studi. Sembra che ci sia un miglioramento della composizione corporea in una restrizione calorica se i pasti più abbondanti o prevalenti di carboidrati sono mangiati la sera.
Si è anche visto che in normocalorica vi è un miglioramento della composizione corporea, cioè perdita di grasso e guadagno di massa magra. Forse il motivo si può trovare nei cambiamenti ormonali/fisiologici, il digiuno provoca un aumento dei livelli del GH. Quest'ultimo promuove la lipolisi e il rilascio degli acidi grassi dal tessuto adiposo. Il digiuno riduce anche i livelli di insulina e ne migliora la sensibilità stessa; il digiuno va ad agire sulle catecolamine, provocando un aumento della concentrazione di adrenalina e noradrenalina le quali aumentano la spesa energetica. Attivano anche la lipasi ormone sensibile presente nel tessuto adiposo stimolando il rilascio del grasso di deposito. Un digiuno a breve termine (fino ad un massimo di 36 ore), come viene consigliato nel digiuno intermittente, non provoca una diminuzione del tasso metabolico, ma bensì un leggero aumento a causa della maggiore secrezione di adrenalina e noradrenalina. Solamente dopo 60 ore vi è una riduzione del tasso metabolico.
E allora quando allenarsi? Praticare il digiuno intermittente non prevede l'obbligo di allenarsi a digiuno. Per esempio si può interrompere il digiuno di 16 ore con un pasto ed allenarsi dopo qualche ora.
E' bene ricordare infine che il sonno insufficiente può produrre scarse prestazioni atletiche, rendendolo un elemento da non sottovalutare in una programmazione di allenamento.
Se volete ottenere importanti risultati in palestra negli allenamenti, dovete assolutamente farvi seguire da un ottimo Personal Trainer!
Con il nuovo programma di massa muscolare TOP BUILDING PHYSIO TRAINER PROGRAM, raggiungerete ottime prestazioni in un anno di allenamento in sala pesi. Che aspettate prenotate subito un pacchetto di sedute e provatelo voi stessi!
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(notizia presa dalla rivista Performance di agosto 2015)


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sabato 14 gennaio 2017

LINFODRENAGGIO

LINFODRENAGGIO
Oggi il drenaggio linfatico manuale (DLM) non ha in tutti i paesi il riconoscimento che meriterebbe; in Germania, ad esempio, il drenaggio linfatico manuale è riconosciuto e rimborsato dal sistema sanitario nazionale mentre in Italia è quasi esclusivamente concepito come trattamento estetico. In realtà il massaggio linfodreante è molto di più, ma ci vorrà ancora tempo perché gli si corrisponda il giusto merito. Fortunatamente il crescente interesse della comunità scientifica per la linfologia fa sì che molti specialisti di tutto il mondo contribuiscano all’evoluzione della conoscenza e della tecnica applicata.

LA CIRCOLAZIONE SANGUIGNA
Il sistema linfatico è fortemente connesso alla circolazione sanguigna poiché a livello interstiziale avvengono sia gli scambi ematotissutali sia quelli linfotissutali; questo processo verrà spiegato in seguito.
La circolazione avviene grazie ai vasi sanguigni che classificheremo come arterie, vene e capillari.
Esistono due circolazioni principali nel nostro organismo, il grande circolo (grande circolazione o circolazione sistemica) che definisce le connessioni tra cuore e periferia del corpo e il piccolo circolo (piccola circolazione o circolazione polmonare) che mette in stretta relazione polmoni e cuore, permettendo al sangue che passa attraverso i polmoni di ossigenarsi e ritornare al grande circolo per ossigenare i tessuti.
L’immagine di seguito mostra il flusso ematico relativo alla circolazione polmonare (cuore - polmoni) e alla circolazione sistemica (cuore - resto del corpo). Più in generale il sangue percorre il corpo e i tessuti in due direzioni fondamentali: quella di andata in cui il sangue parte dall’atrio sinistro del cuore per raggiungere la periferia del corpo e quella di ritorno in cui, terminato il suo tragitto, il sangue ritorna al cuore per mezzo delle vene. Il cuore è il motore principale della circolazione soprattutto per quanto concerne l’andata e quindi il tratto di viaggio che il sangue percorre all’interno di arterie, arteriole e capillari.
Nella circolazione di ritorno (garantita dalle vene), il sangue che percorre tutte le parti del corpo al di sotto del cuore deve contrastare e vincere la forza di gravità. Questo è possibile solo perché le vene possiedono particolari valvole (dette a nido di rondine) che impediscono al sangue di fluire in senso contrario. Esistono poi condizioni meccaniche che facilitano e favoriscono il flusso ematico di ritorno come le contrazioni muscolari, la respirazione, la pulsazione di arterie adiacenti, ecc.

EFFETTI E INDICAZIONI DEL LINFODRENAGGIO
Gli effetti del DLM sul sistema vascolare linfatico possono essere così riassunti:
- Aumento della formazione della linfa
- Incremento della portata linfatica
- Stimolazione dell’attività dei linfonodi
- Riduzione della stasi linfatica
Tali effetti fanno sì che l’applicazione del linfodrenaggio possa avvenire sia in campo medico che estetico. Nonostante le differenti finalità esistono molti punti di contatto tra i due settori d’impiego del drenaggio linfatico manuale.
Il linfodrenaggio si dimostra particolarmente utile in caso di problemi:
- Cutanei acne, dermatite periorale, eritema facciale persistente
- Del tessuto adiposo cellulite
- Chirurgici pre e post chirurgia ricostruttiva ed estetica (prevenzione
e trattamento delle cicatrici)
- Altri trattamenti anti età, gambe gonfie e stanche, ecc
In campo medico esistono molte altre indicazioni per l’utilizzo del DLM come i casi di flebolinfedema, linfedemi primari e secondari, lipedemi, ematomi, edemi postraumatici e postchirurgici (citate solo a scopo referenziale).

CONTROINDICAZIONI DEL LINFODRENAGGIO
Il linfodrenaggio, come altri tipi di massaggio, non è indicato nei seguenti casi:
- Affezioni della pelle
- Disturbi del basso ventre
- Patologie venose acute
- Infezioni acute
- Insufficienza cardiaca scompensata
- Ipertiroidismo
- Ipotensione
In tutti i casi dubbi è fondamentale chiedere un consulto medico.

- Fabrizio Leone -

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