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martedì 20 febbraio 2018

RIABILITAZIONE DEL TUMORE AL SENO

RIABILITAZIONE DEL TUMORE AL SENO

La presa in carico riabilitativa della donna operata al seno per tumore deve comprendere ogni fase, ovvero "il recupero della centralità del paziente, facendosi carico non solo degli aspetti fisici della malattia, ma anche di quelli psicologici relazionali e sociali.
La riabilitazione in oncologia assume un'importante connotazione sociale, in considerazione dell'aumentato numero dei lungosopravviventi e della cronicizzazione della malattia.
La fisioterapia oncologica, insieme a chirurgia, chemioterapia e radioterapia interviene in tutte le fasi dell'iter diagnostico/terapeutico e gli scopi della riabilitazione sono quindi la prevenzione e il trattamento degli esiti iatrogeni, il recupero delle funzioni lese, la riscoperta delle potenzialità residue, il mantenimento e miglioramento della qualità di vita, in qualunque fase della vita.
Dopo questa fase, abbiamo la fase dell follow-up.
Essa è una fase delicata, in cui la donna deve essere ancora accompagnata. E' il momento in cui la fase attiva delle cure è terminata, la donna si trova all'improvviso sola, smarrita, col carico di ansia e preoccupazione che la malattia lascia, non riesce più a vedersi "come prima", a tornare "come prima", e diviene facile preda di depressione.
E' una fase che può durare anni, e il lavoro si dovrà focalizzare sulla riscoperta delle potenzialità e sul miglioramento della qualità di vita.
La promozione dell'attività fisica, di tipo aerobico, è fortemente consigliata, insieme all'educazione a un corretto stile di vita e al supporto, con l'inserimento nella rete di solidarietà per il miglioramento della qualità di vita.
Il trattamento fisioterapico standard è in genere rivolto alla sola gestione del linfedema, ed è ancora presente il tabù che sia da evitare l'attività fisica intensa per evitare il rischio di linfedema. Viene spesso raccomandato ai pazienti di evitare sforzi fisici importanti o ripetitivi con l'arto omolaterale all'intervento.
Questo consiglio non trova nessun riscontro clinico, come possiamo leggere dai lavori di McKenzie del 1996 che dimostrò come l'esercizio ritmico, intenso che coinvolge tronco e arto superiore ha un ruolo importante nel contenimento dell'edema, nell'aumento dell'articolarità e del trofismo muscolare, con azione coadiuvante di pompa drenante. Diversi altri studi confermano questi dati: Clark B., 2005; Herd-Smith A, 2001; Ferrandez JC, 1996;.
L'esercizio fisico raccomandabile, in tutte le fasi, spazia dallo Yoga, al North Walking, fino alla sala pesi leggera e al bodyweight.

- Fabrizio Leone -
Fisioterapista, Personal Trainer, Docente NonSoloFitness

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domenica 3 dicembre 2017

BURPEES ISTRUZIONI PER L USO E COME ADDOMESTICARLI TRAMITE IL RECUPERO PERFETTO

BURPEES ISTRUZIONI PER L'USO E COME ADDOMESTICARLI TRAMITE IL RECUPERO PERFETTO
Il burpees è l'esercizio funzionale a corpo libero preferito dagli americani. Sono stati inventati dal fisiologo americano Royal H. Burpee, che per la sua tesi è riuscito a creare un semplice test per valutare in modo rapido l’agilità, la coordinazione e la potenza dei soldati, negli anni ’30 .BU E' davvero un esercizio completo, un movimento estremamente dinamico e funzionale al tempo stesso:

    - funzionale perché abbina azione e funzione della catena estensoria dell'anca

    - pliometrico perchè il segnale di comando arriva al muscolo in una "finestra" brevissima di circa 100 ms

    - il burpees inoltre richiede un impegno cardio-vascolare e cardio-respiratorio davvero notevole

Per tale motivo negli Stati Uniti viene utilizzato come Test per valutare la forza resistente di un atleta.

    1) Sistematevi in posizione accosciata
    2) Accovacciati a rana
     3) Le dite delle mani sono a contatto con il terreno
     4) La schiena è diritta in posizione neutrale
     5)  Mantenendo l'appoggio sulle mani
    6) Estendente all'indietro le gambe ed il bacino con un   saltello
    7) Utilizzando la forza elastica tornate con un saltello alla posizione iniziale
    8) Ora saltate verso l'alto
    9) Applaudendo con le mani sopra la testa
    10)Atterrate e stabilizzate la posizione
    11)Tornate nuovamente ad accovacciarvi e ricominciate da capo.
Il Burpees è un ottimo esercizio da effettuarsi con il protocollo Tabata, in modo tale da entrare in forma, perdendo grasso come burro al sole.
LE 6 REGOLE DEL RECUPERO PERFETTO DOPO I BURPEES
1)DORMI BENE E RILASSATI: Per trarre tutti i vantaggi possibili dall'allenamento devi avere buone abitudini, a partire dal sonno e dal riposo in generale.Se non puoi dormire 8 ore a notte, impara a fare qualche sonnellino durante il giorno. Attento però a non dormire mai dopo la metà del pomeriggio perchè rischieresti di rovinarti la nottata. L'ideale è un riposo di 20 minuti. Per liberarti dallo stress termina i workout con 5 minuti di esercizi di respirazione profonda steso sulla schiena.
2) MANGIA TANTE PROTEINE E BEVI TANTA ACQUA: Le proteine sono fondamentali per una dieta equilibrata. Dovresti ingerirne quotidianamente da 1 a 1,4 grammi per ogni chilo di peso corporeo. Per quanto riguarda l'idratazione c'è un modo semplice per capire se bevi abbastanza ovvero quello del colore delle urine. Più le urine sono chiare e incolore e più significa che sei idratato.
3) LASCIA ABBASTANZA TEMPO TRA UN WORKOUT E IL SUCCESSIVO: La regola vuole che si aspetti almeno 48 ore per allenare di nuovo lo stesso muscolo. Il che va bene per esercizi che coinvolgono muscoli singoli come il curl. Ma se fai workout che coinvolgono più muscoli come la panca orizzontale potresti aver bisogno di più tempo, fino a 4 giorni, lo suggerisce una ricerca pubblicata sull'International Journal of Exercise Science. Quindi se hai allenato i pettorali facendo poche ripetizioni di sollevamento pesi con tanti chili il lunedì puta a fare tante ripetizioni con pochi pesi alla fine della settimana.
4) LASCIA ABBASTANZA TEMPO TRA UNA SERIE E L'ALTRA: La maggior parte degli allenatori consiglia da 3 a 5 minuti di riposo tra una serie e la successiva se l'obiettivo è sviluppare la forza e 60 secondi se l'obiettivo è sviluppare i muscoli. Uno studio pubblicato di recente sul Journal of Strenght and Conditioning ha paragonato gli intervalli di riposo di 1 minuto e 3 minuti scoprendo che gli intervalli più lunghi, in un programma di 8 settimane, sono l'ideale sia per la forza sia per i muscoli. Quindi allunga il tempo di recupero e fai più ripetizioni per ogni serie.
5) FAI STRETCHING: Una volta si pensava che fare stretching prima di allenarsi rallentasse e indebolisse l'allenamento. Ma oggi le cose sono cambiate: lo stretching è fondamentale per prepararsi al workout. Bisogna concentrarsi soprattutto sulle aree che si accorciano quando sei seduto: quadricipiti, tendini, flessori dell'anca, petto e bicipiti. Tieni ogni posizione di allungamento per il tempo necessario a fare cinque respiri profondi, ovvero 20-30 secondi. Oltre allo stretching usa anche il foam roller prima del workout.
6) FAI UN RIPOSO ATTIVO QUANDO NON TI ALLENI: Gli studi dimostrano che il riposo attivo nei giorni in cui non ti alleni (una camminata di 45 minuti, per esempio) riduce il gonfiore dei muscoli. Ma non è solo per questo che è consigliato. Il vero motivo per camminare o fare yoga è che i movimenti fluidi coinvolti in queste attività ripuliscono gli arti dagli scarti metabolici. E' un modo naturale di disintossicarsi, non solo a livello fisico ma anche emotivo.

- Fabrizio Leone -
Personal Trainer e Fisioterapista

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domenica 12 novembre 2017

PROCEDURE DI VALUTAZIONE CLINICA PER LE PATOLOGIE DI SPALLA

PROCEDURE DI VALUTAZIONE CLINICA PER LE PATOLOGIE DI SPALLA

Il dolore di spalla è una condizione molto frequente ed invalidante sia nella popolazione generale che in quella sportiva. Le procedure di valutazione clinica comunemente usate nella diagnosi fisioterapica delle problematiche di spalla, infatti, si sono orientate in questo senso: si è cercato, per lo più mediante posizionamenti e movimenti attivi contro resistenza, di comprimere, elongare o stressare una struttura per valutarne il suo coinvolgimento attivo nel dolore del paziente. In realtà la letteratura ci dice con sempre più forza che non funziona così!
I diversi test che si utilizzano non sono assolutamente specifici (non ci danno la possibilità di studiare, testare, "mettere in crisi" una sola struttura target senza andare a contattare una struttura adiacente), nè validi in generale (non danno la possibilità di fare ciò che si propongono di fare: sono dei test strutturali che hanno l'obiettivo di avere ragione della causa di un dolore, condizione complessa e ben lontana, dalla mera nocicezione).
Numerosi studi infatti hanno concluso che, anche se i tanti test di cui ci serviamo hanno un'alta capacità di riprodurre il sintomo, hanno di contro una bassissima specificità nel discriminare una struttura come "pain generator". Infatti la causa esatta del dolore di spalla è spesso non definibile con certezza, in parte per la presenza di numerose strutture potenzialmente coinvolte nell'esacerbazione del dolore del paziente, in parte per una incompleta conoscenza delle basi neuroanatomiche e biochimiche del fenomeno.
Indagini come ecografie, Rx o RMN hanno dimostrato patologie strutturali di CR anche in soggetti completamente asintomatici. Recenti studi hanno dimostrato che RMN, RMN con mezzo di contrasto ed ecografia, sono tutti buoni strumenti per diagnosticare una lesione di cuffia in pazienti a cui è stata consigliata la chirurgia. Tuttavia l'abilità diagnostica di US e RMN diminuisce al diminuire della grandezza della dimensione della lesione e questo tipo di esami non offre certezza diagnostica.
Secondo le linee guida di Diercks e colleghi, la diagnostica per immagini sarebbe addirittura sconsigliabile prima di 6 settimane dall'esordio dei sintomi, proprio perché la lesione che sarebbe probabilmente evidenziata non è direttamente correlata al dolore del paziente e potrebbe condizionare negativamente l'outcome di un percorso riabilitativo pain-centred. Il dolore in soggetti sintomatici, infatti, non sembra proporzionale all'entità della lesione, bensì solo a fattori che poco hanno a che fare con alterazioni di segnale alle bioimmagini (età, sesso, scolarità e comorbilità del paziente).
Il mondo della ricerca scientifica si sta orientando sempre di più verso un'ottica neurofisiologica nella valutazione clinica della spalla dando al SNC il posto che merita; si propende verso un inquadramento diagnostico basato sull'impairment, sul gap funzionale piuttosto che incentrato sulla struttura anatomica.
Il trattamento fisioterapico deve essere fondato sui sintomi chiavi dell'esame fisico e non sulla teoria di una patologia strutturale. L'esercizio è e deve essere l'approccio primario per il paziente con il dolore di spalla e la rivalutazione deve essere eseguita di continuo per certificare che il miglioramento sia correttamente indirizzato alle caratteristiche cliniche del paziente. La centralità dell'esercizio attivo riporta il fisioterapista ad una dimensione di responsabilità nel percorso di cura, superiore a quello di semplice "mobilizzatore passivo". Sebbene ancora oggi la chirurgia di spalla sia massivamente esercitata, è crescente il pool di letteratura scientifica a sostegno  di una assoluta non superiorità degli interventi di cruenti rispetto all'intervento fisioterapico nel management della problematica da conflitto di spalla. La fisioterapia, fondando il suo approccio sul modello bio-psico-sociale e investendo tantissimo su comunicazione ed educazione del paziente, propende sempre più alla responsabilizzazione di quest'ultimo, sino ad arrivare a volte al self managing del trattamento riabilitativo.

mercoledì 1 novembre 2017

ALLENAMENTO PER CONTRASTARE LA CELLULITE

ALLENAMENTO PER CONTRASTARE LA CELLULITE

Ciò che affligge maggiormente le donne è la lotta alla cellulite, ma di che si tratta esattamente? Essa viene anche definita PEFS (panniculopatia edemato fibro sclerotica) non è un semplice inestetismo ma una vera e propria patologia con alterazione del microcircolo e ipertrofia anomala degli adipociti; i vasi non sono in grado di portare sangue ossigenato ai tessuti e di ripulirli da sostanze tossiche, ne deriva quindi una degenerazione dei tessuti che perdono le loro caratteristiche di trofismo ed elasticità.
La cellulite presenta diversi stadi di avanzamento:
- EDEMATOSO, comprimendo la pelle  o contraendo il muscolo si osservano i primi inestetismi come ad esempio la pelle a buccia di arancia in conseguenza all'aumento del volume degli adipociti. Questo stadio è reversibile.
- FIBROSO, dove i fenomeni della fase precedente sono più marcati ed evidenti ma tuttavia ancora facilmente corregibili.
- SCLEROTICA FLACCIDA, che presenta l'insorgenza di noduli dolenti alla palpazione che interferiscono con il normale nutrimento e scambio di ossigeno dei tessuti. Il trattamento è più minuzioso e impegnativo rispetto agli stadi precedenti.
- SCLEROTICA, fase irreversibile con conseguente aspetto della cute a "materasso", con noduli più voluminosi e con un marcato irrigidimento delle fibre collagene. Il tessuto adiposo risulta altamente alterato.
I fattori predisponenti la cellulite sono diversi: predisposizione genetica, fattori ereditari, squilibri ormonali, dieta squilibrata ricca di grassi saturi e sodio, difetti posturali che si riflettono a livello plantare. La circolazione linfo-venosa, infatti per funzionare bene si avvale di quelle che sono le pompe muscolari degli arti inferiori, prima fra tutte la pompa plantare.
Bisognerà quindi focalizzare la nostra attenzione sulla mobilità della tibio-tarsica, con lavoro sulle superfici destabilizzanti come TRX, pedane propriocettive, medball. Per un appoggio naturale del piede è bene allenarsi scalzi, in quanto scarpe con suola troppo alta non fanno altro che penalizzare e peggiorare la situazione. Flesso-estensioni, cironduzioni, lateralizzazioni della caviglia pressando una pallina al tempo stesso, sono ottimi esercizi da eseguire scalzi per ripristinare la spremitura delle vene. A ciò dovremo abbinare la posturale e lo stretching.
Inoltre non dobbiamo dimenticare l'importanza di una dieta equilibrata e mantenere uno stile di vita salutare in modo da non ostacolare con fumo ed alcool la circolazione.
Evitare anche l'abuso di farmaci ed idratarsi bevendo almeno 1,5/2 litri di acqua al giorno che, con il suo effetto diuretico, aiuta la circolazione ad espellere le sostanze tossiche all'interno della cellula (la cellulite presenta un accumulo di liquido extra-cellulare noto anche come ritenzione idrica).
QUAL E' L'ESERCIZIO MIGLIORE PER CONTRASTARE LA CELLULITE?
Semplice il Kettlebell Swing! Lo swing attiva fortemente i recettori plantari, il "colpo d'anca" fa contrarre attivamente i quadricipiti, glutei, ischio crurali e torchio addominale.
Suddividere le ripetizioni totali in serie da dieci può essere un ottima scelta per non arrivare all'esaurimento muscolare ed evitare di produrre troppo lattato.
Un programma di allenamento basato su soli swing, per due volte a settimana, può essere impiegato da chiunque e può bastare a fare la differenza.
Inserire una camminata in Rack position tra le serie può essere utile per rafforzare i muscoli scapolari, lavorando anche sulla corretta postura.

- Fabrizio Leone -
Personal Trainer e Fisioterapista

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LA NUTRIZIONE DELLO SPORTIVO

LA NUTRIZIONE DELLO SPORTIVO
Il principio della nutrizione in ambito sportivo è fondamentalmente sempre lo stesso, semplicemente basterebbe bilanciare quantitativamente (calorie totali) e qualitativamente (proteine, carboidrati, lipidi, vitamine, minerali) le calorie utilizzate sia per il consueto fabbisogno giornaliero che per l'allenamento insieme a quelle introdotte nell'organismo con il cibo. Non risulta essere facile perchè a seconda della persona e dello sport praticato è necessario  ricercare un programma nutrizionale che soddisfi in modo equilibrato la funzione energetica, plastica e regolatrice. L'obiettivo si ottiene seguendo questi 3 parametri fondamentali:

- Giusto quantitativo di carboidrati per bilanciare la spesa energetica
- Corretto apporto proteico per mantenere la massa muscolare
- Adeguato consumo di grassi per svolgere insieme ai carboidrati la funzione enrgetica e plastica
- Assunzione di frutta e verdura per svolgere la giusta funzione plastica e regolatrice determinata dalle vitamine e dai sali minerali.

A seconda dell'obiettivo, dello sport, dell'età, ecc., l'atleta dovrà bilanciare in modo diverso il rapporto tra carboidrati, proteine e grassi. I carboidrati da prediligere  dovrebbero essere quelli complessi con un basso indice glicemico (pane e pasta integrale, frutta, ecc). Il quantitativo di quest'ultimo macronutriente si dovrebbe aggirare sul 40-50% delle kcal totali. Le proteine dovrebbero provenire da fonti diverse (pesce, uova, carne, legumi) in quantità del 15-30% delle kcal totali. Infine i grassi da consumare preferibilmente sono quelli insaturi, specialmente se ricchi di omega 3 e 6, e il quantitativo si dovrebbe aggirare dal 15-30%.
Quando l'obiettivo è la perdita di peso è necessario produrre un deficit tra le calorie introdotte e quelle spese a vantaggio di quest'ultime e non bisogna mai scendere al di sotto delle kcal che rappresentano il Metabolismo Basale.
La differenza non dovrebbe superare le 100kcal giornaliere per ogni 10 kg di peso corporeo (in un soggetto di 70 kg il deficit massimo deve essere di circa 700 kcal al giorno).
Per farsi un'idea della tempistica necessaria a perdere peso, basti pensare che per bruciare 1kg di grasso occorrono circa 7500 kcal.
Quindi per tentatitvi, si dovrà modificare sia la percentuale di macronutrienti (proteine, carboidrati, e grassi) che il loro apporto totale calorico. Una prima modifica può essere quella di mantenere inalterato l'apporto calorico totale attraverso la sostituzione di una porzione di carboidrati con una di proteine.
In ogni tentativo la variazione nutrizionale non dovrebbe superare i 50-100 g e deve essere mantenuta per almeno un paio di settimane..
Al fine di aumentare l'assorbimento dei nutrienti e di impedire all'organismo umano di instaurare una condizione di "risparmio" in cui il MB si abbassa, è utile suddividere il quantitativo calorico in più pasti giornalieri (almeno 5) e tra un pasto e l'altro non far passare più di tre ore.
In ogni pasto principale devono essere presenti le verdure e gli ortaggi per poter fornire all'organismo il necessario quantitativo di fibre e micronutrienti, mentre è consigliabile consumare la frutta durante gli spuntini.
Le vitamine e i sali minerali contenuti in abbondanza nelle verdure, negli ortaggi e nella frutta, svolgono nell'organismo il compito di velocizzare e regolare molte funzioni.
Se si considera che ogni cellula corporea è rivestita da una membrana di grasso e che la maggiorparte del tessuto del sistema nervoso centrale è grasso, si comprende subito l'importanza di questo alimento. Gli acidi grassi essenziali sono contenuti ad esempio nel tonno , salmone, pesce azzurro, sgombro, olio di oliva, frutta secca.
Molte persone tendono a non tollerare  bene il latte e i suoi derivati a causa della diminuzione dell'enzima lattasi (regredisce in funzione della quantità consumata e con l'avanzare dell'età) e per coloro che non  tollerano i latticini è necessario cambiare alimento oppure introdurlo in piccole dosi.
L'acqua rappresenta il 70% del nostro peso corporeo ed è responsabile di tutte le funzioni biochimiche organiche, quindi limitarne il suo consumo è un grave errore. La prestazione di uno sportivo potrebbe essere compromessa se non si idrata bene nelle ore precedenti alla manifestazione. Inoltre, quando si svolgono due sedute di allenamento al giorno, come accade di solito negli agonisti, per favorire il recupero bisognerebbe consumare immediatamente dopo l'allenamento uno spuntino composto principalmente da carboidrati a rapida assimilazione.
La frutta svolge un ruolo cruciale ricostituendo velocemente le scorte di glicogeno e fornendo l'apporto di vitamine e dei sali minerali, entrambi consumati durante l'allenamento. Per velocizzare ulteriormente il recupero del glicogeno si può assumere assieme alla frutta del glucosio, del saccarosio e una piccola quantità di aminoacidi essenziali.
Il pasto successivo all'allenamento deve presentare un giusto apporto di carboidrati (integrali), di proteine (pesce e carni magre) e di grassi (vegetali). Quando si inizia a praticare in maniera importante un'attività sportiva è consigliabile assumere degli integratori, dove l'obiettivo è quello di compensare la grande richiesta nutrizionale di un'attività intensa, che però deve sempre essere associata a un programma alimentare bilanciato. Alcuni esempi di integratori sono le proteine in polvere, gli aminoacidi ramificati e la creatina. Le prime possono essere assunte al mattino o in alcuni spuntini per completare il bilancio proteico in un'alimentazione ipocalorica; gli aminoacidi ramificati compongono il 60% degli aminoacidi del muscolo  scheletrico e la loro assunzione prima e/o dopo l'attività migliora il recupero favorendo l'anabolismo muscolare; la creatina assunta dopo l'allenamento migliora la ricostruzione delle  scorte di fosfocreatina e favorisce anche lo stimolo anabolico. Un miglior assorbimento della creatina si ha quando la sua integrazione  è associata a dei carboidrati  ad alto indice glicemico, che stimolando in modo importante l'insulina, fungono da veicolante.

- Fabrizio Leone -
Personal Trainer e Fisioterapista

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martedì 30 maggio 2017

ORGANIZZAZIONI CONNESSE ALLO SHORINJI KEMPO

Ci sono 4 organizzazioni connesse allo Shorinji Kempo:
la Shorinji Kempo Federation
la Zerin Gakuen College
il Kongo Zen Sohonzan Shorinji
la World Shorinji Kempo Organization (WSKO).

Secondo quanto concordato, queste organizzazioni dello Shorinji Kempo formano lo Shorinji Kempo Group ed hanno nominato Yuuki So (shike di Shorinji Kempo, Doshin So II) come presidente.
Il fine di questo gruppo di organizzazioni è quello di assicurare che gli insegnamenti e le tecniche stabilite da Kaiso Doshin So continuino ad essere proposte e sviluppate correttamente nel XXI secolo.
Dunque si propone che ogni organizzazione conservi le sue caratteristiche particolari, mantenendo buona cooperazione, diffonda gli insegnamenti, sviluppi attività didattiche e contribuisca al bene comune sviluppando il tipo di persone di cui la società ha bisogno.

L'EVOLUZIONE DELLO SVILUPPO ORGANIZZATIVO (parte 1)

Nel 1947, quando il Giappone era sotto l'occupazione delle forze alleate in conseguenza della disfatta, Kaiso fondò lo Shorinji Kempo con la missione di far rinascere la nazione facendo evolvere la gente. L'anno successivo mise in piedi il Nippon Hoppa Shorinji Kempo Kai. Allo stesso tempo, kaiso ottenne il consenso di incorporare una organizzazione religiosa chiamata Komanji Kyodan,un nome ispirato da una società di beneficienza che aveva incontrato quando era in Cina.
Successivamente nel 1951, quando la nuova legge per le associazioni religiose entrò in vigore, questa divenne la Kongo Zen Sohonzan Shorinji. Contemporaneamente parecchi nuovi memebri in ingresso erano dipendenti delle ferrovie giapponesi, del dipartimento industriale delle automobili, della polizia della riserva (oggi forze di autodifesa) e studenti delle vicine scuole medie superiori.
Dopo molto tempo, mentre le persone trovavano lavoro, si trasferivano o entravano nelle scuole, lo Shorinji Kempo si propagò a livello nazionale in Giappone.

Continuate a seguirci su queste pagine per avere altre informazioni riguardo questa disciplina spettacolare!
Altrimenti potete andare sul sito della Federazione Italiana Shorinji Kempo o sul mio sito online www.fabrizioleonephysiotrainer.com

gassho!

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- Fabrizio Leone -

martedì 23 maggio 2017

FEBBRE E COME GESTIRLA

Quando comincia a manifestarsi con i primi brividi e la temperatura che sale, si è subito colti da pensieri negativi e si finisce per trascurare i due motivi principali per cui l'innalzamento della temperatura non è sempre da considerarsi un evento dannoso.
Prima di tutto non andrebbe vista come una malattia, ma bensì come un sintomo. In altre parole, possiamo considerarla il campanello d'allarme. In secondo luogo, a di spetto di quello che può comportare (brividi di freddo e innalzamento della temperatura in primis, oltre a malessere generale, una marcata sensazione di stanchezza, cefalea, dolore ai muscoli e alle articolazioni) è un prezioso alleato della nostra salute, in quanto serve ad attivare le difese immunitarie, consentendo all'organismo di impedire a virus e batteri di metterci KO.
Proprio il meccanismo di autodifesa della febbre, infatti, consente al nostro corpo di eliminare con facilità le tossine tramite la sudorazione. Contrastare la febbre non appena il termometro segnala un innalzamento anche minimo, non è generalmente consigliato, anche perchè nella maggior parte dei casi non costituisce un'emergenza e in assenza di altri sintomi preoccupanti che richiederebbero un consulto medico, può essere tenuta sotto controllo facilmente.
Tendenzialmente si può considerare una temperatura ascellare di circa 37 gradi centigradi normale quando viene misurata con termometro.
CAUSE PIU' COMUNI
Durante la brutta stagione, nella stragrande maggioranza dei casi, la febbre è una conseguenza del raffreddamento che espone a infezioni virali o batteriche. Ecco allora che la troviamo pressochè immancabile in caso di influenza e tonsilliti acute, mentre non sempre è presente e comunque si mantiene relativamente bassa nei malanni pseudo-influenzali, oltre che nelle faringiti, bronchiti e polmoniti. Altri principali casi che potrebbero indurre all'aumento della temperatura corporea sono le infezioni microbiche, le malattie infiammatorie croniche, le lesioni dei tessuti, le intossicazioni alimentari.
IL TROPPO ALLENAMENTO
Uno sforzo eccessivo può avere come conseguenza una sorta di febbriciattola (attorno ai 37 gradi e mezzo) che perdura anche diverse ore dopo l'attività fisica.
Non resta, quindi, che mettersi a riposo per una settimana almeno, dopodichè sarà il caso di tenere ritmi di lavoro decisamente  più bassi in palestra o sul campo sportivo.
LA SCELTA DEL FARMACO
Il paracetamolo è il principio attivo utilizzato da più tempo ed è sicuramente quello di elezione nella gestione della febbre. Possiede infatti un ottimo effetto antipiretico ed è efficace  anche come analgesico risultando quindi il farmaco di elezione in caso di febbre.
Tra le varie tipologie di assunzione viene sicuramente privilegiata quella ad uso orale per il maggior assorbimento nel sangue del principio attivo.
Ricordiamo inoltre che assieme alla terapia farmacologica va sempre associato il riposo e l'assunzione di liquidi per compensare l'eccesso di sudorazione.
Ecco quindi che ritorna indispensabile la figura di un professionista che vi segui anche durante gli allenamenti più intensi onde evitare spiacevoli conseguenze come abbiamo visto in precedenza con la febbre da sovrallenamento.

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domenica 21 maggio 2017

IL TAPING DRENANTE E PROPRIOCETTIVO

Il taping drenante e propriocettivo è stato inventato dal chiropratico Giapponese DR KENZO KASE nel 1973, che ha cercato di assistere il corpo attraverso il processo di guarigione naturale del tessuto traumatizzato. Nel 1998 questa metodica arriva anche in Italia.
È una tecnica basata sul processo di guarigione naturale e sviluppa la sua efficacia attraverso l’attivazione dei sistemi neurologico e circolatorio. La metodica ha un filo diretto con la scienza tapinglogica ed è per questo motivo che si usa il termine “taping”. Ai muscoli non viene attribuito solo il compito di muovere il corpo, ma anche il controllo della circolazione dei fluidi venosi e linfatici, della temperatura corporea.
I muscoli sollecitati e contratti eccessivamente si infiammano. Quando un muscolo è “edematoso”, lo spazio tra la pelle e il muscolo è ridotto, “compresso”, limita il flusso del fluido linfatico e applica una pressione sui recettori del dolore sotto la pelle. Questo causa “segnali di disagio” che provocano il dolore e di conseguenza la riduzione del movimento.
L’infiammazione rappresenta la risposta naturale , all’inizio dell’intero percorso di guarigione, infatti negli stadi precoci l’ attività metabolica aumenta in maniera significativa e si generano nuovi vasi. è cosi’ essenziale in fase iniziale l’applicazione di metodi che stimolino la circolazione sanguigna e linfatica
.
VANTAGGI DEL TAPING DRENANTE E PROPRIOCETTIVO:

1) SOSTEGNO SUL MUSCOLO DEFICITARIO
2) RIDUZIONE DEL PROCESSO FLOGISTICO BLOCCANDO IL RILASCIO ISTAMINICO
3) RIDUZIONE DEL DOLORE
4) AUMENTO DEL ROM
5) PROCESSO DI PREVENZIONE RIDUCENDO IL RISCHIO DI INFORTUNI
6) STABILIZZAZIONE ARTICOLARE ( Tecniche corretive)
7) RIMANE ATTIVO ANCHE SOTTO L'AZIONE DELLA CONTRAZIONE MUSCOLARE
8) CARICO, SUDORAZIONE ED AGENTI ESTERNI NON NE VARIANO L'EFFETTO
9) 10 MINUTI DOPO L'APPLICAZIONE IL PAZIENTE NON NE AVVERTIRA' L'EFFETTO
10) PERSONALIZZAZIONE DEL TIPO DI TAPING.

CONTROINDICAZIONI AL TRATTAMENTO CON TAPING:

MUSCOLARI :
- Distrazioni di III grado con completa rottura del ventre muscolare
- Estese miositi
- Ematomi muscolari con stravaso ematico arterioso

CAPSULE, TENDINI E LEGAMENTI :
- Distrazioni connettivali di III grado con rotture legamentose e capsulari
-Distrazioni connettivali di III grado con rotture legamentose, capsulari ed ossee
- Distrazioni connettivali di III grado con rotture legamentose, capsulari e tendinee
- Lussazioni non ridotte

OSSA :
Fratture

VASI :
- Vascolupatie artiose
- Vene varicose e varici

EPIDERMIDE
- allergie

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martedì 9 maggio 2017

ALLENAMENTO CON PESI E OSTEOPOROSI

ALLENAMENTO CON I PESI E OSTEOPOROSI

L'avanzare dell'età porta sempre più in risalto il rischio di osteoporosi e una ricerca dell'università del Missouri avrebbe dimostrato come esercizi specifici di allenamento della forza  favorirebbero l'aumento della densità ossea  negli uomini di mezza età sani, mediamente attivi ma con bassa densità ossea.
I ricercatori hanno monitorato 38 uomini di mezza età ciascuno dei quali ha seguito per un anno un programma di sollevamento pesi per un totale di 60-120 minuti a settimana. In questo periodo, i partecipanti allo studio hanno anche assunto un supplemento di calcio e vitamina D. Gli studiosi hanno misurato la massa ossea dei soggetti prima della ricerca e poi di nuovo dopo 6 mesi e un anno, rilevando già dopo 6 mesi un incremento della massa ossea nell'intero corpo e nella spina lombare che si è mantenuta anche nei successivi 6 mesi.
Tali risultati sono stati ottenuti grazie a esercizi specifici che sovraccaricano l'anca e la colonna come lo squat, il deadlift, gli affondi e l'overheadpress. Il programma, in seguito prevedeva un progressivo aumento nell'intensità e alcune settimane di riposo per massimizzare la risposta delle ossa.
Durante la ricerca i partecipanti hanno riferito di non aver provato particolare fatica o dolore nell'eseguire gli esercizi e lo studio conferma quanto sia importante allenare la forza per la salute non solo dei muscoli ma di tutto il corpo.
Per questo motivo non bisogna aver paura di utilizzare i pesi per un programma di allenamento  per clienti che sono in età avanzata, ma anzi incoraggiare questo tipo di allenamenti!
Quindi ricordate sempre di farvi seguire da personale esperto e ben formato proprio come il vostro Physio Trainer, e che tutto ciò a cui dovete aspirare è.....

...WELLNESS & THERAPY... che sono...
... IN YOUR CONTROL!!!

- Fabrizio Leone -

lunedì 24 aprile 2017

GLUCOSAMINA E OSTEOARTROSI

GLUCOSAMINA E OSTEOARTROSI

La glucosamina spesso viene prescritta insieme alla condroitina negli integratori (non medicinali) per trattare l'osteoartrosi.
Si tratta di una patologia cronica che colpisce soprattutto le donne dopo i 55 anni e che comporta usura nel tempo della cartilagine liscia che ricopre le estremità delle ossa. In questo modo le articolazioni non riescono più a scorrere su se stesse per via della superficie sfilacciata che si viene a creare. Il tutto è accompagnato da dolore al movimento.
I principali componenti della cartilagine articolare sono i glucosaminoglicani, lipidi che l'organismo sintetizza, partendo da importanti precursori. Uno di questi è proprio la glucosamina che troviamo in natura negli ESOSCHELETRI DEI CROSTACEI e nelle PARETI CELLULARI DEI FUNGHI e che viene correntemente sintetizzata a livello industriale dagli anni 40.
E' certamente ben tollerata se assunta per monodosi anche a digiuno, e può raggiungere una quantità massima di 1500 milligrammi, ossia di un grammo e mezzo. Può essere assunta compresse, in bustine da sciogliere in acqua, oppure in capsule.
Gli effetti di un trattamento prolungato con il farmaco necessitano di qualche mese di somministrazione per apprezzarne il reale beneficio.
La glucosamina non è una molecola miracolosa. Non riduce con potenza il fastidio come se fosse un antidolorifico (che a lungo può dare dipendenza), perchè più che sedare mira a ricostruire e contenere un danno che a volte può essere ingente in partenza.
Un recupero totale della cartilagine è difficile da ottenre ma già con la sola integrazione si riesce a migliorare la soglia del fastidio e a convivere con la patologia in maniera meno dolorosa.
Ovviamente è sempre bene ricordare che oltre al trattamento con integratori si deve aggiungere il trattamneto fisioterapico in fase acuta e quello rieducativo in fase sub acuta.
Rivolgersi a professionisti del settore risulta sempre la scelta migliore se vogliamo uscirne sani e senza spese eccessive.

- Fabrizio Leone-

WELLNESS & THERAPY IN YOUR CONTOL!

domenica 16 aprile 2017

TRATTAMENTO DEI TRIGGER POINTS

TRATTAMENTO DEI TRIGGER POINTS

Quasi tutti gli individui adulti hanno vissuto l'esperienza di
uno o più brevi episodi di dolore muscoloscheletrico,
ricorrente o cronico, associato a trauma o sovraccarico.
La frequenza di molte tipologie specifiche di dolore
muscoloscheletrico variano con il sesso e l'età e i fattori di rischio possono essere la  presenza di malattie degenerative, l'uso o non uso delle strutture muscoloscheletriche, i fattori
psicologici e i fattori genetici, infine le disabilità.
La Sindrome miofasciale (MPS) è una condizione dolorosa muscoloscheletrica caratterizzata da dolore locale e riferito, descritto come sordo e profondo, spesso determinato dalla presenza di TRIGGER POINTS MIOFASCIALI in una qualsiasi
sede corpoprea.
Diversi studi hanno dimostrato che i TrPs si associano spesso a numerose altre condizioni dolorose come emicrania, cervicalgia, dolore alla spalla, epicondilite, mal di schiena, colpo di frusta, sindrome del tunnel carpale, disfunzioni
ATM.
I TRIGGER POINTS sono definiti come “spots”, aree localizzate, palpabili, di dimensioni variabili, altamente irritabili all'interno dei muscoli, associate a bande tese (taut band).
Il muscolo in cui sono presenti i TrPs non è interamente
“duro”, “contratto” o dolente, la dolorabilità è limitata all'area della banda tesa.
I TrPs sono dolorosi alla compressione e possono produrre dolore locale e riferito (lontano dal punto di palpazione), possono essere associati a fenomeni autonomici tipo sudorazione localizzata, attività pilomotoria.

Il trattamento dei Trigger Points elimina questi dolori muscolari restituendo una qualità di vita equilibrata. Solo personale competente come il fisioterapista può trattare con successo questi punti di pressione, per questo motivo è buona norma affidarsi sempre a persone qualificate e professionali.

Il Physio Trainer è un certificato di garanzia e qualità nella prevenzione e riabilitazione da questo tipo di patologie, ed è specializzato nel trattamento dei trigger points.

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- FABRIZIO LEONE -

domenica 9 aprile 2017

IL BABY KIWI CON TANTA VITAMINA C E POCHE CALORIE

IL BABY KIWI CON TANTA VITAMINA C E POCHE CALORIE

Si tratta di piccoli kiwi (nominati Nergi) molto salutari e poco calorici, con appena 52 kcal per 100 gr di frutta. Ricco di vitamine, sali minerali e fibre, rientra nella categoria dei "superfrutti" per la sua alta concentrazione di vitamina C, principale alleata del sistema immunitario. Infatti, 100 grammi di questo piccolo kiwi corrispondono a circa 10 frutti.
Il mini kiwi racchiude anche una buona quantità di vitamina E(5,28mg/100gr). Questa vitamina, di solito contenuta negli oli vegetali, rientra nella famiglia degli antiossidanti, utili per contrastare il processo di invecchiamento cellulare. Grazie al suo alto contenuto di fibre (3,6mg/100gr), è un ottimo alimento per stimolare anche gli intestini più pigri. Le sue fibre prevengono inoltre anche le malattie cardiovascolari, il diabete di tipo 2 e i tumori dell'apparato digerente. Ricco anche il suo contenuto di minerali: 100 gr di questo frutto forniscono ben 19,4 mg di magnesio, minerale che previene i crampi ed è un potente antistress. E' un ottimo coadiuvante per combattere le sindromi da stress ed ipeeccitabilità. Inoltre previene l'osteoporosi. Vanta anche un buon contenuto di calcio (45,9mg/100gr), essenziale per la crescita ed il rafforzamento del tessuto osseo, e di fosforo (29,4mg/100gr) necessario per promuovere l'assorbimento di calcio nelle ossa. Infine ricordiamo che per il suo basso contenuto calorico, può essere consumato anche da persone con problemi di peso.

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lunedì 27 marzo 2017

I TRE INSEGNAMENTI DI KEN: SHU,HA,RI

I TRE INSEGNAMENTI DI KEN: SHU, HA, RI

Nell'ambito dell'apprendimento, il fenomeno noto come kaku significa "la destinazione del viaggio, raggiungere la fine".

SHU significa arrivare al kaku del maestro. L'obiettivo è quello di arrivare al kaku della forma del maestro, seguendo con attenzione il suo insegnamento, studiando il suo esempio senza tirare fuori uno stile personale spinti dal proprio ego personale.

HA riguarda l'adattamento del kaku del maestro. Dopo essersi esercitati ripetutamente e dopo aver raggiunto con successo il kaku del maestro, come parte di se stessi, a questo punto si possono aggiungere le proprie caratteristiche ed adattare il kaku per farlo diventare la propria arte.

RI è andare oltre il kaku del maestro per crearne uno proprio. Fino a quando il proprio approccio è coerente con lo scopo della tecnica, non appare nè forzato nè dispendioso e non provoca la perdita dell'equilibrio, si può trascendere dal kaku del maestro e realizzare liberamente i propri particolari tocchi creativi.
Il principio fondamentale che si applica a tutti e tre gli stadi è conforme a HO, o legge (principi fondamentali della natura, la via dell'umanità). Se bbene si parli di RI, o libera risoluzione, se qualcosa manca nell'acquisire questo principio generale, allora ci si allontana dal suo percorso.

Nell'allenamento, ci sono delle differenze nel modo in cui l'istruttore e gli anziani insegnano e spesso ciò può creare confusione. Anche per la medesima tecnica, differenze nel livello di addestramento della persona,conformazione del corpo e altre caratteristiche fisiche, implicano che i punti enfatizzati nell'insegnare la tecnica saranno differenti. Il vostro compito principale è di eseguire l'insegnamento con rigore e lavorare imitando la tecnica esattamente. Ogni movimento ha il suo scopo e il suo significato, bisogna cercare di eliminare sforzi ed eccessi per ottenere il massimo risultato con il minimo impegno. Nel fare ciò e nell'afferrare i principi, si generano i requisiti per raggiungere efficacemente HA e RI.

- Dal Tokuon di Shorinji Kempo -

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sabato 18 marzo 2017

DIABETE COME PREVENIRLO E TENERLO SOTTO CONTROLLO

DIABETE COME PREVENIRLO E TENERLO SOTTO CONTROLLO

I diabetici costituiscono oltre il 5% della popolazione italiana, ovvero tre milioni di persone. Ogni anno si contano circa 200.000 nuovi casi, un trend senza pari in nessun campo.
L'importanza e l'aumento esponenziale della patologia diabetica hanno ovviamente acceso l'attenzione degli studiosi, in campo medico quanto in quello economico, portando alla TEORIA DELLE 3 P. Infatti il diabete si potrà affrontare efficacemente tramite la PREDIZIONE, PREVENZIONE, PERSONALIZZAZIONE.
La prima si traduce in uno screening su tutta la popolazione.
L'evoluzione della patologia è tale che lascia supporre che i classici fattori di rischio come ereditarietà e alimentazione non siano più sufficienti a individuare i soggetti papabili all'iperglicemia e quindi, come l'ipertensione, siamo tutti da controllare.
Il secondo step, la prevenzione, si prenderà cura dei soggetti scremati nel passaggio precedente, concludendo con la personalizzazione della terapia. Quest'ultima passerà necessariamente attraverso un accurato e costante autocontrollo della glicemia nel paziente diabetico.
Ricordiamo infine che il ruolo svolto dall'attività fisica nel paziente diabetico è fondamentale e simile a quello di un farmaco. Per questo motivo andrà dosato nei tempi e nelle quantità corrette, e per fare ciò è indispensabile l'accompagnamento e la supervisione di un professionista del settore come ad esempio un personal trainer laureato anche nelle professioni sanitarie.

- Fabrizio Leone -

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