domenica 19 novembre 2017

IL MIGLIOR AMICO DELL'UOMO

IL MIGLIR AMICO DELL'UOMO
Il cane aiuta a proteggere la casa e la tua famiglia ma la cosa migliore dell'avere un cane è che hai la scusa perfetta per uscire a passeggio! Vediamo quali sono i 6 vantaggi dell'avere un cane:
1) TI AIUTA AD ABBASSARE LA PRESSIONE DEL SANGUE E A RIDURRE I RISCHI DI ATTACCO DI CUORE: Quando sei stressato i livelli di sostanza chimiche come la norepinefrina e il cortisolo aumentano. Questo malessere può portare alla formazione di placche nelle arterie e a problemi di cuore. Passando un pò di tempo con il tuo cane aumenti il livello di dopamina e di serotonina, due neurotrasmettitori con proprietà calmanti. Gli studi inoltre hanno dimostrato che i proprietari uomini di cani hanno livelli di trigliceridi e di colesterolo più bassi di chi non ha un amico a quattro zampe.
2) TI FA FARE MOVIMENTO: I ricercatori del Journal of Physical Activity and Health hanno scoperto 19 studi pubblicati che mostrano come più del 65% dei proprietari di cani ogni settimana fa con il suo amico peloso almeno 4 passeggiate per un totale di 160 minuti di camminata. Il cane è una buona scusa per uscire di casa e fare movimento, anche se non ne hai voglia. Molti di quelli che hanno un cane spesso hanno più a cuore la sua salute che la loro, e i cani amano la routine, quindi saranno loro ad avvertirti quando è il momento di uscire.
3) TI AIUTA A FARE AMICIZIA: Il cane facilita le interazioni sociali, per loro è naturale interagire con altri cani e con le persone, e questo porta anche i proprietari a fare amicizia e scambiare quattro chiacchiere. Giocare con il cane aiuta l'organismo a rilasciare ossitocina, l'ormone dei legami, che facilita le interazioni.
4) IL SUO OLFATTO PUO' SALVARTI LA VITA: Due studi anno confermato la capacità dei cani di individuare le cellule cancerogene. Il primo studio si è svolto all'ospedale Schillerhoehe in Germania: il cane in questione era in grado di individuare il cancro ai polmoni semplicemente annusando il respiro di 220 volontari. In uno studio giapponese della Kyushu University del 2011, invece, un labrador nero di nome Marine, è stato in grado di identificare il cancro al colon rettale annusando campioni di respiro e di feci. Altri studi confermano l'efficacia dell'olfatto canino nell'identificare altri tipi di cancro. Non significa, ovviamente, che basta un cane per scoprire se stai male, comunque il medico è insostituibile.
5) MIGLIORA IL TUO SISTEMA IMMUNITARIO: Secondo Jame Gern e la sua ricerca sul Journal of Allergy and Clinical Immunology, i bambini che convivono con i cani hanno meno probabilità di soffrire di allergie e di asma o eczema e hanno livelli più alti di marcatori specifici del sistema immunitario.
6) L'AMORE INCONDIZIONATO COME FARMACO: Non importa quanto sia stata brutta la tua giornata, il tuo cane ti accoglierà comunque scodinzolando e leccandoti la faccia. Questo aiuta a ridurre i livelli di stress ed è un metodo infallibile per risollevare l'umore.

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- Fabrizio Leone -
Fisioterapista e Personal Trainer

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domenica 12 novembre 2017

PROCEDURE DI VALUTAZIONE CLINICA PER LE PATOLOGIE DI SPALLA

PROCEDURE DI VALUTAZIONE CLINICA PER LE PATOLOGIE DI SPALLA

Il dolore di spalla è una condizione molto frequente ed invalidante sia nella popolazione generale che in quella sportiva. Le procedure di valutazione clinica comunemente usate nella diagnosi fisioterapica delle problematiche di spalla, infatti, si sono orientate in questo senso: si è cercato, per lo più mediante posizionamenti e movimenti attivi contro resistenza, di comprimere, elongare o stressare una struttura per valutarne il suo coinvolgimento attivo nel dolore del paziente. In realtà la letteratura ci dice con sempre più forza che non funziona così!
I diversi test che si utilizzano non sono assolutamente specifici (non ci danno la possibilità di studiare, testare, "mettere in crisi" una sola struttura target senza andare a contattare una struttura adiacente), nè validi in generale (non danno la possibilità di fare ciò che si propongono di fare: sono dei test strutturali che hanno l'obiettivo di avere ragione della causa di un dolore, condizione complessa e ben lontana, dalla mera nocicezione).
Numerosi studi infatti hanno concluso che, anche se i tanti test di cui ci serviamo hanno un'alta capacità di riprodurre il sintomo, hanno di contro una bassissima specificità nel discriminare una struttura come "pain generator". Infatti la causa esatta del dolore di spalla è spesso non definibile con certezza, in parte per la presenza di numerose strutture potenzialmente coinvolte nell'esacerbazione del dolore del paziente, in parte per una incompleta conoscenza delle basi neuroanatomiche e biochimiche del fenomeno.
Indagini come ecografie, Rx o RMN hanno dimostrato patologie strutturali di CR anche in soggetti completamente asintomatici. Recenti studi hanno dimostrato che RMN, RMN con mezzo di contrasto ed ecografia, sono tutti buoni strumenti per diagnosticare una lesione di cuffia in pazienti a cui è stata consigliata la chirurgia. Tuttavia l'abilità diagnostica di US e RMN diminuisce al diminuire della grandezza della dimensione della lesione e questo tipo di esami non offre certezza diagnostica.
Secondo le linee guida di Diercks e colleghi, la diagnostica per immagini sarebbe addirittura sconsigliabile prima di 6 settimane dall'esordio dei sintomi, proprio perché la lesione che sarebbe probabilmente evidenziata non è direttamente correlata al dolore del paziente e potrebbe condizionare negativamente l'outcome di un percorso riabilitativo pain-centred. Il dolore in soggetti sintomatici, infatti, non sembra proporzionale all'entità della lesione, bensì solo a fattori che poco hanno a che fare con alterazioni di segnale alle bioimmagini (età, sesso, scolarità e comorbilità del paziente).
Il mondo della ricerca scientifica si sta orientando sempre di più verso un'ottica neurofisiologica nella valutazione clinica della spalla dando al SNC il posto che merita; si propende verso un inquadramento diagnostico basato sull'impairment, sul gap funzionale piuttosto che incentrato sulla struttura anatomica.
Il trattamento fisioterapico deve essere fondato sui sintomi chiavi dell'esame fisico e non sulla teoria di una patologia strutturale. L'esercizio è e deve essere l'approccio primario per il paziente con il dolore di spalla e la rivalutazione deve essere eseguita di continuo per certificare che il miglioramento sia correttamente indirizzato alle caratteristiche cliniche del paziente. La centralità dell'esercizio attivo riporta il fisioterapista ad una dimensione di responsabilità nel percorso di cura, superiore a quello di semplice "mobilizzatore passivo". Sebbene ancora oggi la chirurgia di spalla sia massivamente esercitata, è crescente il pool di letteratura scientifica a sostegno  di una assoluta non superiorità degli interventi di cruenti rispetto all'intervento fisioterapico nel management della problematica da conflitto di spalla. La fisioterapia, fondando il suo approccio sul modello bio-psico-sociale e investendo tantissimo su comunicazione ed educazione del paziente, propende sempre più alla responsabilizzazione di quest'ultimo, sino ad arrivare a volte al self managing del trattamento riabilitativo.

martedì 7 novembre 2017

FARMACI ORIGINALI O EQUIVALENTI?

A quanti di voi sarà capitato questo dubbio amletico! Prima della spedizione di ogni ricetta il vostro farmacista vi avrà fatto questa domanda:" Originali o equivalenti?"
Equivalenti, meglio di generici Perché dai produttori italiani il termine "generico" è stato giudicato squalificante, riduttivo. Suonerebbe come:"prendi l'originale o una copia qualunque?" E'una domanda necessaria per evitare ripensamenti. Richieste di cambi tardivi.
Il dubbio fra farmaco originatore - così la legge lo chiama - e off patent, il farmaco che ha perso l'esclusività del suo brevetto, rimane un passaggio di delicatissima negoziazione.
La risposta non è facile. Per esperienza sono possibili due tipi di approccio comunicativo. Uno "trasversale" e uno diretto, "scientifico". Il primo riguarda le "leve", le argomentazioni periferiche in base alle quali  il paziente può essere avviato a una decisione autonoma. Innanzitutto il prezzo. Le casse del servizio sanitario nazionale e quelle dei mutuati devono essere grati ai generici.
Le donne sono statisticamente meno propense degli uomini  a uscire dal binario del brand. Equivalente o generico che sia, va bene per il marito, eventualmente. Per loro stesse preferiscono quello "sicuro".
Un'altra leva è la similitudine della forma farmaceutica e le caratteristiche organolettiche che accomunano il farmaco originatore all'equivalente.
Una ulteriore argomentazione da sottoporre all'argomentazione del paziente è la diffusione dell'operazione di cambio. Il mercato del generico ha conquistato circa il 20% del mercato farmaceutico globale. Il Nord è in testa alla classifica: Trento, Lombardia e Emilia Romagna. Il Sud è più diffidente. Dal basso, Calabria, Basilicsta, Campania.
Inoltre bisogna tenere presente che in quasi la totalità degli ospedali italiani si utilizzano farmaci equivalenti.
I gastroenterologi non hanno difficoltà a suggerire la sostituzione. I cardiologi invece talvolta, esplicitamente, la vietano ai loro assistiti.
Infine vi è un deficit percepito di rassicurazione reale. Le documentazioni richieste per l'accreditamento di un equivalente sono di tipo quali-quantitativo e di biodisponibilità. Rispetto all'originale, l'equivalente deve possedere per legge gli stessi principi attivi e lo stesso grado di assorbimento nell'organismo.
I detrattori dell'equivalente si raccolgono sotto la bandiera di un non sufficientemente dimostrato effetto terapeutico e su questo dilemma si scontrano illustri pareri.
Il generico ha rappresentato una delle novità più rilevanti dell'attuale servizio farmaceutico, la vera rivoluzione nell'era del low cost.

- Fabrizio Leone -
Personal Trainer e Fisioterapista

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mercoledì 1 novembre 2017

ALLENAMENTO PER CONTRASTARE LA CELLULITE

ALLENAMENTO PER CONTRASTARE LA CELLULITE

Ciò che affligge maggiormente le donne è la lotta alla cellulite, ma di che si tratta esattamente? Essa viene anche definita PEFS (panniculopatia edemato fibro sclerotica) non è un semplice inestetismo ma una vera e propria patologia con alterazione del microcircolo e ipertrofia anomala degli adipociti; i vasi non sono in grado di portare sangue ossigenato ai tessuti e di ripulirli da sostanze tossiche, ne deriva quindi una degenerazione dei tessuti che perdono le loro caratteristiche di trofismo ed elasticità.
La cellulite presenta diversi stadi di avanzamento:
- EDEMATOSO, comprimendo la pelle  o contraendo il muscolo si osservano i primi inestetismi come ad esempio la pelle a buccia di arancia in conseguenza all'aumento del volume degli adipociti. Questo stadio è reversibile.
- FIBROSO, dove i fenomeni della fase precedente sono più marcati ed evidenti ma tuttavia ancora facilmente corregibili.
- SCLEROTICA FLACCIDA, che presenta l'insorgenza di noduli dolenti alla palpazione che interferiscono con il normale nutrimento e scambio di ossigeno dei tessuti. Il trattamento è più minuzioso e impegnativo rispetto agli stadi precedenti.
- SCLEROTICA, fase irreversibile con conseguente aspetto della cute a "materasso", con noduli più voluminosi e con un marcato irrigidimento delle fibre collagene. Il tessuto adiposo risulta altamente alterato.
I fattori predisponenti la cellulite sono diversi: predisposizione genetica, fattori ereditari, squilibri ormonali, dieta squilibrata ricca di grassi saturi e sodio, difetti posturali che si riflettono a livello plantare. La circolazione linfo-venosa, infatti per funzionare bene si avvale di quelle che sono le pompe muscolari degli arti inferiori, prima fra tutte la pompa plantare.
Bisognerà quindi focalizzare la nostra attenzione sulla mobilità della tibio-tarsica, con lavoro sulle superfici destabilizzanti come TRX, pedane propriocettive, medball. Per un appoggio naturale del piede è bene allenarsi scalzi, in quanto scarpe con suola troppo alta non fanno altro che penalizzare e peggiorare la situazione. Flesso-estensioni, cironduzioni, lateralizzazioni della caviglia pressando una pallina al tempo stesso, sono ottimi esercizi da eseguire scalzi per ripristinare la spremitura delle vene. A ciò dovremo abbinare la posturale e lo stretching.
Inoltre non dobbiamo dimenticare l'importanza di una dieta equilibrata e mantenere uno stile di vita salutare in modo da non ostacolare con fumo ed alcool la circolazione.
Evitare anche l'abuso di farmaci ed idratarsi bevendo almeno 1,5/2 litri di acqua al giorno che, con il suo effetto diuretico, aiuta la circolazione ad espellere le sostanze tossiche all'interno della cellula (la cellulite presenta un accumulo di liquido extra-cellulare noto anche come ritenzione idrica).
QUAL E' L'ESERCIZIO MIGLIORE PER CONTRASTARE LA CELLULITE?
Semplice il Kettlebell Swing! Lo swing attiva fortemente i recettori plantari, il "colpo d'anca" fa contrarre attivamente i quadricipiti, glutei, ischio crurali e torchio addominale.
Suddividere le ripetizioni totali in serie da dieci può essere un ottima scelta per non arrivare all'esaurimento muscolare ed evitare di produrre troppo lattato.
Un programma di allenamento basato su soli swing, per due volte a settimana, può essere impiegato da chiunque e può bastare a fare la differenza.
Inserire una camminata in Rack position tra le serie può essere utile per rafforzare i muscoli scapolari, lavorando anche sulla corretta postura.

- Fabrizio Leone -
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LA NUTRIZIONE DELLO SPORTIVO

LA NUTRIZIONE DELLO SPORTIVO
Il principio della nutrizione in ambito sportivo è fondamentalmente sempre lo stesso, semplicemente basterebbe bilanciare quantitativamente (calorie totali) e qualitativamente (proteine, carboidrati, lipidi, vitamine, minerali) le calorie utilizzate sia per il consueto fabbisogno giornaliero che per l'allenamento insieme a quelle introdotte nell'organismo con il cibo. Non risulta essere facile perchè a seconda della persona e dello sport praticato è necessario  ricercare un programma nutrizionale che soddisfi in modo equilibrato la funzione energetica, plastica e regolatrice. L'obiettivo si ottiene seguendo questi 3 parametri fondamentali:

- Giusto quantitativo di carboidrati per bilanciare la spesa energetica
- Corretto apporto proteico per mantenere la massa muscolare
- Adeguato consumo di grassi per svolgere insieme ai carboidrati la funzione enrgetica e plastica
- Assunzione di frutta e verdura per svolgere la giusta funzione plastica e regolatrice determinata dalle vitamine e dai sali minerali.

A seconda dell'obiettivo, dello sport, dell'età, ecc., l'atleta dovrà bilanciare in modo diverso il rapporto tra carboidrati, proteine e grassi. I carboidrati da prediligere  dovrebbero essere quelli complessi con un basso indice glicemico (pane e pasta integrale, frutta, ecc). Il quantitativo di quest'ultimo macronutriente si dovrebbe aggirare sul 40-50% delle kcal totali. Le proteine dovrebbero provenire da fonti diverse (pesce, uova, carne, legumi) in quantità del 15-30% delle kcal totali. Infine i grassi da consumare preferibilmente sono quelli insaturi, specialmente se ricchi di omega 3 e 6, e il quantitativo si dovrebbe aggirare dal 15-30%.
Quando l'obiettivo è la perdita di peso è necessario produrre un deficit tra le calorie introdotte e quelle spese a vantaggio di quest'ultime e non bisogna mai scendere al di sotto delle kcal che rappresentano il Metabolismo Basale.
La differenza non dovrebbe superare le 100kcal giornaliere per ogni 10 kg di peso corporeo (in un soggetto di 70 kg il deficit massimo deve essere di circa 700 kcal al giorno).
Per farsi un'idea della tempistica necessaria a perdere peso, basti pensare che per bruciare 1kg di grasso occorrono circa 7500 kcal.
Quindi per tentatitvi, si dovrà modificare sia la percentuale di macronutrienti (proteine, carboidrati, e grassi) che il loro apporto totale calorico. Una prima modifica può essere quella di mantenere inalterato l'apporto calorico totale attraverso la sostituzione di una porzione di carboidrati con una di proteine.
In ogni tentativo la variazione nutrizionale non dovrebbe superare i 50-100 g e deve essere mantenuta per almeno un paio di settimane..
Al fine di aumentare l'assorbimento dei nutrienti e di impedire all'organismo umano di instaurare una condizione di "risparmio" in cui il MB si abbassa, è utile suddividere il quantitativo calorico in più pasti giornalieri (almeno 5) e tra un pasto e l'altro non far passare più di tre ore.
In ogni pasto principale devono essere presenti le verdure e gli ortaggi per poter fornire all'organismo il necessario quantitativo di fibre e micronutrienti, mentre è consigliabile consumare la frutta durante gli spuntini.
Le vitamine e i sali minerali contenuti in abbondanza nelle verdure, negli ortaggi e nella frutta, svolgono nell'organismo il compito di velocizzare e regolare molte funzioni.
Se si considera che ogni cellula corporea è rivestita da una membrana di grasso e che la maggiorparte del tessuto del sistema nervoso centrale è grasso, si comprende subito l'importanza di questo alimento. Gli acidi grassi essenziali sono contenuti ad esempio nel tonno , salmone, pesce azzurro, sgombro, olio di oliva, frutta secca.
Molte persone tendono a non tollerare  bene il latte e i suoi derivati a causa della diminuzione dell'enzima lattasi (regredisce in funzione della quantità consumata e con l'avanzare dell'età) e per coloro che non  tollerano i latticini è necessario cambiare alimento oppure introdurlo in piccole dosi.
L'acqua rappresenta il 70% del nostro peso corporeo ed è responsabile di tutte le funzioni biochimiche organiche, quindi limitarne il suo consumo è un grave errore. La prestazione di uno sportivo potrebbe essere compromessa se non si idrata bene nelle ore precedenti alla manifestazione. Inoltre, quando si svolgono due sedute di allenamento al giorno, come accade di solito negli agonisti, per favorire il recupero bisognerebbe consumare immediatamente dopo l'allenamento uno spuntino composto principalmente da carboidrati a rapida assimilazione.
La frutta svolge un ruolo cruciale ricostituendo velocemente le scorte di glicogeno e fornendo l'apporto di vitamine e dei sali minerali, entrambi consumati durante l'allenamento. Per velocizzare ulteriormente il recupero del glicogeno si può assumere assieme alla frutta del glucosio, del saccarosio e una piccola quantità di aminoacidi essenziali.
Il pasto successivo all'allenamento deve presentare un giusto apporto di carboidrati (integrali), di proteine (pesce e carni magre) e di grassi (vegetali). Quando si inizia a praticare in maniera importante un'attività sportiva è consigliabile assumere degli integratori, dove l'obiettivo è quello di compensare la grande richiesta nutrizionale di un'attività intensa, che però deve sempre essere associata a un programma alimentare bilanciato. Alcuni esempi di integratori sono le proteine in polvere, gli aminoacidi ramificati e la creatina. Le prime possono essere assunte al mattino o in alcuni spuntini per completare il bilancio proteico in un'alimentazione ipocalorica; gli aminoacidi ramificati compongono il 60% degli aminoacidi del muscolo  scheletrico e la loro assunzione prima e/o dopo l'attività migliora il recupero favorendo l'anabolismo muscolare; la creatina assunta dopo l'allenamento migliora la ricostruzione delle  scorte di fosfocreatina e favorisce anche lo stimolo anabolico. Un miglior assorbimento della creatina si ha quando la sua integrazione  è associata a dei carboidrati  ad alto indice glicemico, che stimolando in modo importante l'insulina, fungono da veicolante.

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lunedì 16 ottobre 2017

QUAL' E' LA VERA FORZA?


Per ogni individuo la relazione con il "se" è importante. Rispettare se stessi richiede il coraggio per dire immediatamente cosa è giusto e cosa è errato, e richiede anche la forza per evitare che queste cose accadano.
Per quanto possiate desiderare di aiutare gente in difficoltà, se voi stessi siete deboli allora non potrete aiutare nessun altro. Per divenire forti, non solo avete bisogno di rinvigorire il vostro corpo, ma anche di promuovere uno spirito indomabile, che non indietreggia nè crolla di fronte a qualsivoglia avversità. Possedere la vera forza significa aver stabilito un sè affidabile. Lo Shorinji Kempo, come altre arti marziali, si prefigge di raggiungere tale vera forza.
LE TECNICHE FISICHE SONO SOLO UN MEZZO
Lo scopo della pratica dello Shorinji Kempo è divenire una persona che è fisicamente e spiritualmente forte, questo non deve essere dimenticato e non bisogna soffermarsi solamente alla competizione o ad essere tecnicamente abile o fisicamente forte, nè essere ossessionato dal primeggiare sconfiggendo gli avversari. Se sconfiggere gli avversari fosse l'unico nostro obbiettivo, non si avrebbe bisogno di un metodo di difesa a mani nude o acquisire un'abilità nel combattimento; sarebbe più logico e più facile usare qualche genere di arma.
BISOGNA SEMPRE PENSARE DI NON AVER PERSO, MA NEMMENO VINTO
Supponiamo per un attimo che un opponente ti abbia superato, ma sei rimasto in vita. Se pensi che questa non è stata una sconfitta, o meglio non ti senti sconfitto, essa non è una vera sconfitta. Nel corso della vita ogni individuo commette degli errori o si subiscono sconfitte, ma la qualità dell'essere umano è determinata dal commettere o non commettere errori. Ma se si ha un atteggiamento di sconfitta dopo aver commesso un errore, allora sarà una vera sconfitta! Per continuare a vivere degnamente bisogna acquisire un incrollabile senso realistico di fiducia in se stessi.
BISOGNA ESSERE SEMPRE CAPACI DI CONTARE SU SE STESSI
Ad ogni persona è concessa una sola occasione di vita su questa Terra, bisogna che essa sia trattata con cura. Questo valore viene maturato avendo coraggio nell'agire, prendendosi delle responsabilità nel capire quando si manifestano delle ingiustizie avendo la forza di porvi rimedio; questo comporta iniziativa, forte convinzione nelle proprie potenzialità ed una fiducia ben fondata. La vera forza è intesa come il possesso di una fiducia incondizionata e coraggio, qualità che non possono essere acquistate con il denaro e neanche nessuna autorità può conferirle.

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lunedì 9 ottobre 2017

PERICOLO OBESITA' CORRELATO A RETI DI AMICIZIE E COME COMBATTERLO

PERICOLO OBESITA' CORRELATO A RETI DI AMICIZIE E COME  COMBATTERLO CON L'AIUTO DEL PARTNER

Uno studio apparso sul LANCET nel 2013 ha analizzato la questione obesità in 188 paesi in oltre 30 anni. Ne è emerso un quadro spesso tragico, con Paesi come gli USA e il Sudafrica in prima fila tra i più obesi del mondo. Anche l'Italia non è messa poi così bene: 1 italiano su 10 è obeso.
L'influenza degli amici non si limita solo al girovita. La rete di amicizie, può aiutarti a migliorare la tua posizione finanziaria, a tenere a bada la depressione e a tenere sotto controllo lo stress e la pressione.
Inoltre uno studio condotto dalla Brigham Young University americana, che ha confrontato più di di 148 studi diversi per un totale di oltre 300.000 soggetti coinvolti, ha dimostrato che l'assenza di legami di vera amicizia e di supporto sociale può essere mortale. Lo studio ha scoperto che i soggetti con relazioni solide hanno il 50% di probabilità in più di sopravvivere rispetto ha chi non ha amici.
Questo studio ha anche confermato i risultati a cui è giunto il Framingham Heart Study, sottolineando come più è forte il collegamento tra i rispettivi pesi.
Se la tua cerchia sociale ti porta ingrassare, può anche portarti a dimagrire, vivere meglio ed essere più sano Una ricerca pubblicata sugli Annals of The New York Academy of Sciences sostiene che l'amicizia è un tratto evolutivo che porta benefici alla salute e all'adattamento. Questo significa che se trovi le amicizie giuste avrai meno bisogno di rivolgerti ai medici e nella maggior parte dei casi ti basterà stare bene con i tuoi amici, con la tua dolce metà, con la tua famiglia e anche con i tuoi animali di casa.
A tal proposito la persona con cui sei sposato/fidanzato è quella con cui passi più tempo, assicurati che ti dia manforte nelle scelte sulla salute e sulla dieta. Tu devi fare lo stesso con lei/lui. Ecco 6 consigli su come fare.

6 CONSIGLI PER RESTARE MOTIVATI A SEGUIRE LA DIETA CON LA TUA META'

1) PREPARA LA CENA CON TUA META'
Uno studio pubblicato su Health Psychology sostiene che gli uomini le cui donne che migliorano le loro abitudini alimentari cucinando piatti più sani tendono a non mangiare a non mangiare a casa quando ci sono pietanze non sane. Le persone che aiutano i partner a preparare la cena fanno meno fatica a seguire una dieta sana. Quindi se vuoi mangiare bene pianifica il menù con la tua metà.
2) ALLENATI CON LA TUA META'
Uno studio della Harvard Public School of Health ha scoperto che chi mentre perde peso ha il sostegno almeno del partner perde almeno 2,9 chili in più di chi si trova da solo a combattere i chili di troppo. Se poi ti alleni insieme al tuo partner puoi anche migliorare l'umore post workout. Uno studio dell' International Journal of Exercise Science sull'allenamento nella coppia ha dimostrato che l'umore dopo l'esercizio viene influenzato dalla presenza del partner e dall'attrazione che vi si prova.
3) ATTENTO AD ALCOOL E SNACK
Uno studio pubblicato sull'American Journal of Public Health ha analizzato l'impatto che i partner, gli amici e i fratelli hanno sulla dieta nel corso di 10 anni. Gli studiosi hanno scoperto che la coppia ha un'influenza molto maggiore degli amici e dei fratelli sulle abitudini in fatto di dieta e alimentazione, soprattutto quando si tratta di alcol e snack.
4) BANDISCI GLI SMARTPHONE DALLA TUA CAMERA DA LETTO
Uno studio pubblicato su Pediatric Obesity ha scoperto che gli studenti che hanno accesso a un device elettronico nelle loro camere hanno il 47% di probabilità in più di essere sovrappeso rispetto a chi non si porta lo smartphone, il tablet o il pc in camera da letto. I device elettronici infatti influiscono sulla qualità del sonno (una delle cause di obesità) e sulla vita sessuale.
5) TRAI BENEFICI DALLA DIETA DEL TUO PARTNER
Se il tuo/tua partner segue una dieta ed è in salute tu puoi perdere fino al 5% del tuo peso corporeo di riflesso, anche se non segui la sua dieta. Lo ha scoperto uno studio pubblicato nel 2008 sull'International Journal of Obesity.
6) A UN APPUNTAMENTO TIENI A BADA GLI ORMONI
Se ceni con un partner dell'altro sesso assumi in media 1140 kcal contro le 902 di quando mangi con un amico/amica lo ha scoperto uno studio della Indiana University of Pennsylvania.

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